Non voglio mai più sentirmi sola
Ecco sono qui, ho cinquant'anni e il ricordo di una vita vissuta da altri. Mi volto indietro e all'improvviso non vedo più niente. A cinquant'anni sono come un bambino che se ne va con le braccia appese ponendosi mille perchè, come il bambino della poesia nel film IL CIELO SOPRA BERLINO di Wim Wenders, non ho una casa, una famiglia, non ho dei figli. Cammino sull'asfalto cantando una canzone ad alta voce. Non vedo nessuno intorno a me. Sono sola in mezzo ad una folla di persone. Immagino di camminare all'infinito e mi sovviene alla mente la poesia di Leopardi, "Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte/dell'ultimo orizzonte il guardo esclude" e la parte finale, "Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare." Mi sento parte dell'infinito, mi sento quasi irreale. Ho cinquant'anni, lo so. Ma non ci credo, ho voglia di correre, di gridare come fossi unica al mondo, di ascoltare la musica ad alto volume e di ubriacarmi nel ritmo, ballando fino allo svenimento. Non controllo i miei pensieri e l'onda dei ricordi mi travolge, i ricordi di una vita vissuta da altri.
Dove sono stata finora? Chi sono stata? Strano, come attraverso i tuoi occhi io veda tutto chiaro, la luce e le ombre, come io non sia più una bambina insignificante e capricciosa, ma sia semplicemente io con i miei sentimenti estremi, con la mia esuberante allegria, con la voglia di fare, con le mie acrobazie mentali, io che mi sollevo d'improvviso da terra per volare, io senza limiti e senza pregiudizi, senza timore delle parole altrui e dei loro atteggiamenti.
Nessuna cosa mi può più ferire, sai, l'ha già fatto in passato.
Niente più può farmi versare delle lacrime. E' già accaduto
Ora io non posso più piangere, non posso più rimanere su una panchina da sola a ricordare, o cadere nella trappola delle maldicenze e degli equivoci.
Sono un'artista, e tu lo sai, da quando mi hai baciato le mani. Posso farti sognare ma devi rimanere sveglio perchè tu ti possa rendere conto cosa io possa rappresentare veramente.
Per questo ti scrivo perchè tu possa volare con me attraverso spazi immensi e sentire il profumo dell'erba tagliata, ed affacciarti su di un precipizio senza cadere, specchiarti nel pozzo come fa la luna nelle notti d'estate. So che saresti capace di rimanere per ore ad ascoltarmi, perchè a te piace ascoltarmi e a me piace parlarti di me, della vita che non ho vissuto, della vita immaginata come dentro a un sogno.
Non ti parlerò del tempo, o di politica, o delle donne, di quello che fa comunemente la gente, ti parlerò di me, del confine tra saggezza e follia, dell'imprevedibile, dello stupore, della fuga dalla realtà, dell'infinito, dove ci siamo io e te, e questo grande senso di libertà, dove confluiscono le parole e i baci, i silenzi, ed ogni respiro, la luce e il buio nell'affermazione e nella negazione di entrambi. Ed è così che esplorerò la tua mente ed il tuo cuore, è cosi che ti raggiungerò ogni volta quando sentirò freddo e avrò paura del buio, perchè non voglio mai più sentirmi sola.
"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Bene espressa una situazione comune a molti. (Antonio Terracciano)
Commenti (2)
introspezione che va oltre ogni possibile commento... delinea come una lettera aperta una realtà...dieci, cento realtà... come tante... come le tante vissute ed altre... la stesura è ottimale e dietro essa un messaggio ben improntato... si possono sentire quasi i pensieri che si celano dietro il brusio delle parole scelte con cura.
Uno spirito libero, non può guardare indietro, facendolo resta legato al passato e perde la libertà del futuro. L'essere da solo spesso è una scelta. Solo il fatto di sentirsi solo, e un modo di sentirsi trascurati, quasi abbandonati. A mio parere, si diventa scrittori di versi o di racconti, per il bisogno di comunicare, con persone che si accostano al nostro modo di pensare. Faccio un esempio: Sono amante della musica, da oltre trentanni, suono la chitarra e il pianoforte, nessuno mai mi ha chiesto di suonare un pezzo. Io per dignità non mi sono mai offerto. Questa può essere una forma di solitudine incolmabile ma, Io guardo sempre avanti, raramente mi soffermo sul passato.

