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Giallo e Thriller 14 ottobre 2013 · lettura 8 min · 2291 letture

Le Stagioni della Morte

morena 8 racconti pubblicati
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Era così fredda, l’ aria, che a stento si riusciva a respirare. Quel vento gelido che sferzava la pelle, somigliava a tante piccole   affilatissime lame, il cielo grigio, senza uno spiraglio di luce.
Ci recammo sul posto indicato, una casa abbandonata ormai da anni appena fuori dalla città, una grande cancellata  all’ ingresso e subito dentro un giardino desolante, sfatto  dalle intemperie e dall’ incuria.
Pochi passi e ci trovammo di fronte a un imponente  portone in legno che apparentemente ci sbarrava la strada. Era senz’ altro  chiuso ma Sandro, il mio “ socio” (così lo chiamavo  oramai da dieci anni, praticamente  l’ esatto lasso di tempo che al lavoro ci aveva visto come inseparabili colleghi) non esitò a forzare   la serratura. Così entrammo. L’ odore era quello di sempre, quello a cui eravamo tristemente abituati,   il tanfo di cadavere in putrefazione, irrespirabile, l’ odore della morte.
I miei occhi erano  sfiniti da quelle visioni, pensavo che prima o poi sarei riuscito a farci il callo, ad assuefarmi a questi macabri scenari, e invece ogni maledetta volta, dopo ogni efferato crimine,   il sonno mi abbandonava per svariate notti. Quei volti gelidi, mi rimanevano dentro e il ricordo mi scuoteva le membra.
Sandro era calmo, si muoveva con passi lenti ma sicuri e si avvicinò alla prima stanza.
Primo scenario.
Il pavimento ricoperto di margherite, una coperta al centro della stanza, disteso sopra il corpo di una donna. Ci avvicinammo, una femmina di pelle bianca, circa 25 anni, un vestito candido come i petali delle margherite, un cappello in testa. Era distesa sul fianco, apparentemente priva di ferite o contusioni,   rivolta verso la finestra.
Sandro rimase   qualche passo indietro, io mi avvicinai ancora, girai intorno alla coperta, e la vidi. Aveva gli occhi spalancati, rivolti verso l’ alto, la bocca socchiusa, un braccio adagiato sulla testa, l’ altro allungato sul fianco sinistro. E poi notai lo scempio.  Aveva una ferita da arma da taglio, uno squarcio che partiva dalla gola   e arrivava fino ai genitali, era stata praticamente tagliata in due. E ancora margherite. Margherite che le uscivano dal corpo. Era spaventoso.
Guardai Sandro, non dissi nulla, ci spostammo in un’ altra stanza.
Secondo scenario.
Una stanza più piccola, questa volta la scelta del fiore era caduta sul girasole. Anche in questo caso sparsi per tutta la stanza  e proprio nel mezzo una sedia a sdraio o meglio un lettino, di quelli  che il bagnino ti  porta  sulla spiaggia quando vai a prendere la tintarella. Sopra, un altro cadavere.
Il corpo, anche questo, era   rivolto verso la finestra e avrei tanto  voluto sottrarmi a quello spettacolo   ma era il mio lavoro e dovevo farlo. Distesa su questo lettino una donna di circa 40 anni, indossava un bikini, occhiali da sole e   sul corpo innumerevoli   tagli in ognuno dei quali l’ assassino aveva infilato il gambo di un girasole. Era raccapricciante, pareva di imbattersi  in un   piccolo campo fiorito che aveva come terra   il corpo di quella povera sventurata. Il mio stomaco era lì lì per cedere . Sandro dal canto suo,  restava rigorosamente  in silenzio e con un cenno mi fece capire che dovevo seguirlo nella stanza successiva.
Terzo scenario.
Entrai per prima  nella camera  e ora il   pavimento era ricoperto di foglie secche, la stanza  semi vuota e come unico componente d’ arredo, una   poltrona, sempre al centro del locale e anche in questo caso, tristemente  occupata da un corpo. Mi avvicinai. Era un uomo di circa 50 anni, seduto, con in bocca una pipa in radica. La sua pelle era dilaniata da molteplici ferite dalle quali   fuoriuscivano protuberanze di arbusti rinsecchiti. Un odore insopportabile, ma ciò che tolleravo meno era la visione di questi orrori. Guardai Sandro, proprio mentre lui mi stava osservando. Il pallore sul mio volto lasciava trasparire tutto      l’ angoscia, ma   non fece  una mossa e soprattutto, non disse nulla. Avrei voluto fuggire da lì, ma dovevo   inevitabilmente vedere l'ultima stanza.
Quarto scenario.
L'aria era sempre più pesante. Sandro era dietro di me, aveva un espressione apparentemente serena   e stranamente rilassata che in quel contesto non poteva che risultare inquietante, il mio animo   invece era oramai in totale subbuglio. Ero davanti a quell’ ultima porta,  poggiai la mano tremante sulla maniglia e molto lentamente, aprii. Dalla stanza non fuoriusciva alcun odore. Era buio, c'era solo una lampada fioca   sopra una scrivania che rischiarava la penombra. Feci due passi avanti, con gli occhi scrutavo l’ oscurità alla ricerca di quell’ ultimo cadavere; così doveva essere a rigor di logica, quattro stanze, quattro omicidi. Ma non riuscivo a vederlo. Guardai intorno a me, ma era troppo scuro, continuai a passi lenti  e mi avvicinai all’ unica sorgente luminosa presente nella camera. Sopra la scrivania notai un foglio, per la precisione si trattava di una lettera e mi accorsi anche della presenza di alcune vecchie fotografie un po’ ingiallite. Inizialmente non feci caso ai soggetti presenti negli scatti ma poco dopo, osservando con più attenzione sotto il fascio di luce della lampada notai con immenso stupore, che si trattava di fotografie che ritraevano me e mia madre, quando ancora io ero un   bambino. Non riuscivo a capire, era troppa la confusione dentro la mia testa. Guardai Sandro. Lui restava immobile vicino alla porta senza dire una parola. Non sapevo che pensare. Presi la lettera tra le mani e iniziai a leggere. Erano le parole commosse, a tratti disperate   di una donna   che implorava a un uomo di non lasciarla, ma soprattutto di non abbandonare il bambino che lei portava in grembo. Non capivo in che modo quella lettera potesse avere a che fare con quelle fotografie, come  potesse avere a che fare con me. Improvvisamente sentii Sandro ridere. Lo guardai sbigottito . " Non capisci vero? " Io rimasi immobile mentre lui pian piano si muoveva verso di me. " Posso anche comprenderlo, in fondo sei sempre stato all'oscuro di tutto, ma non per questo sei meno colpevole. Se tuo padre non avesse avuto te e tua madre, non avrebbe mai abbandonato me e mia madre. " Non potevo credere a quello che sentivo.  " E' stata dura per te quando hai perso tua madre in quello che doveva essere stato solo uno sfortunato incidente eh? Beh... di sicuro non quanto lo è stata per me quando io ho  ritrovato la mia immersa totalmente nella vasca da bagno, in un lago di sangue, con i polsi tagliati. Ma questo per fortuna   l'ho superato, eh si.. uccidere tua madre mi ha fatto sentire decisamente meglio. Ora però, devo finire quello che ho iniziato, e devo finirlo con te. " Ero completamente paralizzato. " Sandro cosa stai dicendo? Cos' è tutto questo.. ma soprattutto chi sono  queste persone e perché le hai ridotte così--?!?" Sandro rise ancora " Ognuno di questi corpi   rappresenta una stagione, come le stagioni  che si sono succedute a consolare i pianti di mia madre. Hanno sofferto si..mentre li tagliuzzavo..mentre li squartavo..come ha sofferto lei e adesso … caro fratello..è giunto il momento di infliggere la sacrosanta punizione anche a te..." Sandro accese la luce, la stanza era piena di immagini di sua madre, nella vasca da bagno con le vene dei polsi recise. Era spaventoso. Sandro era spaventoso. Si avvicinò rapidamente a me  e  poggiò la canna della sua pistola proprio in mezzo alla mia fronte. Da quel momento in poi, non mi resi più conto di nulla. Mi risvegliai in un letto di ospedale, ma ero nel buio. Avevo una benda sul viso, come a proteggere gli occhi ma purtroppo non era così, non poteva essere del resto perchè Sandro me li aveva letteralmente strappati via dalle orbite, lasciandomi accanto solo un biglietto che recitava così" L'ultima cosa che dovevi vedere era il dolore di mia madre. Sei l’ unica famiglia che mi resta ma per quello che mi avete fatto.. possa la tua vita essere maledetta. Io ti aspetto all'inferno".

 


 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Commenti (3)

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Stefano Sivo14 ottobre 2013

Non sono un intenditore del genere ma devo dire che le trovate dell'autore sono state davvero... agghiaccianti!!Penso che potrei diventare un estimatore del thriller... se fosse sempre garantito un coinvolgimento così totale nella lettura... Complimenti!!

Laura Sensoli14 ottobre 2013

Hai totalmente catturato la mia attenzione fino all'ultima riga. Piaciuta, molte accattivanti le tue idee. Brava!!!!

P
Paola Pittalis14 ottobre 2013

Scritto molto bene, sono amante del thriller e devo dire che il racconto cattura il lettore dall'inizio alla fine,