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Fantasy 21 dicembre 2014 · lettura 5 min · 1780 letture

Come Per ...Incanto

carla composto 20 racconti pubblicati
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In punta di piedi in un bosco.
Gli abitanti di quel luogo mi diedero il  benvenuto.  Scoiattoli dalla lunga coda saltavano da un ramo all’ altro e svariati tipi di uccelli cinguettavano anche loro svolazzando in quell’ intreccio di vegetazione.
Ricambiai  il saluto, guardandoli con affetto e riconoscenza.  

  Mi poggiai rispettosamente a un albero, doveva essere vecchio poiché nella circonferenza era simile a grossi tronchi che erano stati tagliati, nei quali, si potevano vedere innumerevoli cerchi  concentrici.


Esseri fermi immobili,  pieni di vita ma  anche  di contraddizioni. Spogli senza foglie nelle stagioni fredde, rigogliosi e verdi in quelle calde. Testimoni silenziosi di qualsiasi avvenimento possa accadere accanto.

Severi con loro stessi, ma pieni di generosità verso il prossimo:  verso gli uccelli ai quali permettono di costruire un nido tra i loro rami; verso coloro che hanno bisogno di ristoro e che lo trovano nella  loro ombra; verso coloro che vogliono ripararsi da un’ improvvisa pioggia. Anche dopo la morte gli alberi perseverano  nell’ altruismo, donando la loro legna al fuoco per riscaldare chiunque  ne abbia bisogno   … che cuore grande!


Stando in quel luogo mi tornarono in mente pensieri che facevo da  bambina, credendo  quei luoghi abitati da strani esseri che, al  tramonto del sole, uscissero fuori dai loro nascondigli per intrecciare danze  e comporre musica per incantare gli uomini.

Avrei voluto aprire una porticina nascosta in uno di quegli alberi, sicuramente avrei scoperto un mondo irreale.

Quella porticina immaginaria si aprì come per incanto, e io entrai  in un mondo fantastico.

Fu lì che incontrai le  fate dei boschi, dei prati, dei ruscelli dei fiori, geni dell’ aria, delle fonti, nani e gnomi che vivono nelle viscere della terra, dove forgiano l’ oro e lavorano gemme preziose da regalare agli esseri umani.

  Uno di loro  dalle grosse orecchie a punta mi diede il benvenuto, mi condusse in un’ enorme sala con pareti dorate, nel mezzo grandi tavoli rettangolari  di legno massiccio, sui quali erano stati sistemati  alambicchi di vetro e di metallo.

Ciò faceva pensare ad un laboratorio, a un  lavoro  attento e minuzioso,  dal quale si evinceva una profonda conoscenza  di tutto il materiale vegetale: foglie, fiori, corteccia, radici  che serviva  a produrre, tramite  un’ attenta distillazione,  profumi rari  pieni di  aromi particolari.

Il pavimento di legno  era ricoperto da grandi tappeti, in parte  impregnati da gocce di quel  liquido che inavvertitamente  cadevano dai tavoli di lavoro, gocce in grado di rafforzare quelle tonalità di calore con profumazioni a volte acute a volte  aspre,  o dolci.

Intorno al grande tavolo, tanti piccoli folletti,  dei piccoli alchimisti che non riposavano mai.
Il loro compito era quello di produrre il più  bottigliette possibili con ogni sorta di profumazione, da regalare poi al mondo intero: a ogni  varietà di fiore, alla terra, al mare, ai prati aspersi di rugiada.  A volte anche   agli esseri umani ai quali, solo in alcuni casi, veniva donato l’ elisir di lunga vita.

Per la produzione di questo ultimo prodotto, la lavorazione era più lunga ed accurata e alla sua preparazione venivano coinvolti nel lavoro gli gnomi più anziani  del mestiere.

Questo era  per loro un compito arduo e difficile:  non solo dovevano essere attenti e scrupolosi nel procedimento chimico, al quale erano ben preparati, ma dovevano eseguirlo in  un uno stato spirituale elevato.

Il loro pensiero e la loro mente non dovevano conoscere collera, ira, rabbia, ma solo  tranquillità, calma, amore. Non era  facile produrre questo elisir.
 
Guardai negli occhi il mio accompagnatore  lui capì che mi sarebbe piaciuto avere  alcune gocce di quel preparato,  da tenere con me, per poterlo poi donare a chi ne avesse avuto bisogno.

Recepì il mio desiderio e senza farsi vedere prese una minuscola bottiglietta contenente un liquido di un colore blu intenso e  la mise con estrema delicatezza tra le mie mani dicendo: “ Questo è il mio dono. Ho visto con quanto interesse hai osservato il nostro  operato, che non ha pause.
Quello che ci ripaga della nostra fatica è il dare, solo ed esclusivamente dare”.

Uscii da quell’ albero, pensando a ciò che di strano e meraviglioso mi era accaduto, non si è mai troppo grandi per entrare nel mondo delle fiabe, forse basta avere un cuore da bambini e tutto è possibile.

Guardai quella bottiglietta, pensando a cosa mi sarebbe servita…..!


 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«ps: Racconto in parte estrapolato e rivisto da “Spirito Libero”il mio primo libro 2007»

L'autore
carla composto

Mi è sempre piaciuto scrivere, eredità che mi è stata lasciata da mio padre, per poter trasmettere i miei stati d’animo e sentimenti ... sin da bambina mi sono cimentata in quest’arte per me liberatoria e che non ha ostacoli ... tra realtà, fantasia, voli pindarici... Scrivo poesie, acrostici, haiku, racconti su

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mio nipotino ha voluto rileggerla ,sempre bella ! (Stefana Pieretti)

chiedo scusa quel sei nel commentonon è un voto (Stefana Pieretti)

ciao ciao dal piccolo Davide .Un abbraccio (Stefana Pieretti)

Commenti (1)

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Stefana Pieretti8 novembre 2017

delizioso questo racconto che sa far volare nella fantasia e tiene piacevolmente e curiosamente incatenato il lettore in un’altalena di sorprese che sanno accarezzare il cuore, che di queste delizie ne ha molto bisogno . Grazie cara, sei !