La mia sofferenza
Non ce la faccio. Mi sento uno straccio. Tutti quelli che mi circondano sembrano essere sereni ed io regalo loro un sorriso, per mascherare la mia anima triste.
Ho imparato a soffrire in silenzio, senza lasciare agli altri la possibilità d'intravedere quel che sento. Solamente chi mi conosce intimamente, chi mi guarda negli occhi, può comprendere il mio dolore.
Spesso abbasso lo sguardo, perchè i miei occhi non possono reggere il confronto con le mille domande che potrebbero sorgere. Cerco di apparire come non sono, di esibire ciò che non provo, come un'attrice che interpreta vari ruoli.
Sono protagonista del film della mia vita e le persone che mi sono attorno, gli spettatori. Dico loro quel che vogliono sentirsi dire, faccio ciò che loro impongono, rido quando vorrei piangere e piango quando vorrei ridere.
Spesso, per non ferire il cuore di nessuno, si distrugge il proprio, mettendo da parte l'orgoglio, la dignità, i propri impulsi, le emozioni.
A nessuno importa se stai male per qualcosa, nessuno capisce che sei, come tutti, una persona con dei sentimenti, che spesso cerca solo un pò di comprensione. Portano avanti le loro convinzioni, anzi è meglio dire convenzioni, perchè non sono convinti neanche loro del proprio pensiero.
Decidono cosa è giusto o sbagliato, cosa sia opportuno che la gente veda, in relazione ad una società che ci vuole tutti "uguali".
Io non voglio essere uno standard, ma solamente me stessa. Chiedo forse troppo? E' così sbagliato sognare di poter decidere liberamente della mia vita?
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
=#]+*'?£&(!@)^§°....:-) (Violeta Cojocaru)
Un augurio di Buone Feste... (Violeta Cojocaru)
E' un male comune, purtroppo. Chi comincia per.. (Daniela Ferraro)
..primo a gettare la maschera? (Daniela Ferraro)
Commenti (3)
La tua sofferenza, credo, sia quella che appartiene a tutti. L'importante é cercare di non piangersi addosso e accettarla come una qualunque altra cosa della vita. Tutti noi viviamo in uno stato di eterna incomprensione, ma sentendoci continuamente vittime non ci aiuta. <br> Ti auguro il meglio.
No, non è sbagliato voler decidere liberamente della propria vita. E' assolutamente giusto e normale. Non conosco le ragioni di questo stato d'animo così spento, sembra che la protagonista sia chiusa in sé stessa, che abbia tirato i remi in barca. Ma non deve essere così! Qualunque sia la ragione di questa profonda tristezza, della mancanza di voglia di vivere, bisogna reagire. E gia il fatto di scrivere è un modo di iniziare ad "aiutarsi", è un modo di voler uscire allo scoperto e dire al mondo che non si ha più voglia di fingere. Coraggio! Le cose mutano continuamente, il sole ricomincerà a splendere anche per te!
Leggendo lo "sfogo" ho capito lo stato d'animo di mia figlia, che sembra avere gli stessi problemi della protagonista. L'unica cosa che mi rammarica è che anche se ho capito, non sto facendo niente per aiutarla, infatti sembra, come la protagonista che non abbia problemi... Invece!

