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Dramma 24 agosto 2015 · lettura 6 min · 1614 letture

Claudia, la nostra Claudia

Luciano Capaldo 2 racconti pubblicati
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Ormai sono circa quattro anni   da quando lei non vive più. Avvolta nel suo scialle ocra antico, capelli secchi e biondi   che lambiscono le spalle quasi a significare un minimo di vita elegante   ancora.

Quella figura    la trascina da una stanza all’ altra ma, senza incidere più di tanto, come appartenesse ad un corpo svuotato, privo di vita ancorché alto, slanciato, elegante.

  Le ho   tentate tutte, ma veramente tutte, per cercare di ricondurre Adriana,   già è il suo nome, mia moglie, ad una sorta di vita accettabile dopo la tragica e violenta scomparsa di nostra figlia Claudia.

Per  anni avevo insistito affinché non avesse quel motorino, tanto agognato da lei, ma i suoi 14 anni sembravano imporre questa scelta. Una decisione quasi sociale, un modo di uniformarsi agli altri.

L’ ennesimo   status- symbol del quale non si poteva far a meno. Poi si sa, uno pensa e crede;   perché proprio a noi? Invece fu proprio a noi. Una delle tante mattine, aria frizzante ma di fine estate ancora, occorreva   andare a vedere la sezione di appartenenza alla nuova   scuola .

Beh, il suo istituto d’ arte, un po’ fuori mano a dire il vero ma per arrivarci da casa nostra era un   percorso tranquillo; viali alberati, traffico lento e poi, quel giorno, molti ragazzi sui marciapiedi, probabilmente   anch’ essi si recavano a scuola per conoscere la sezione. Chissà, forse qualcuno di loro avrebbe potuto essere addirittura il   suo compagno di banco. Quale  fortuna avrebbe avuto! Già Claudia, bella delicata e dolce, aveva   un animo sensibile al punto tale da commuoversi ascoltando poesie d’ amore e non parliamo di alcuni film come ET.

Gli occhi le si   riempivano di lacrime   che, dopo essersi guardata attorno perché nessuno di noi la vedesse, provvedeva furtivamente ad asciugare con  dorso della sua   mano destra. Un maledetto incrocio e tutta quella essenza umana, in un batter di ciglia, veniva cancellata; oops, andata via. Non una colpa, una fatalità! Quattordici anni vissuti inutilmente senza poter dare una continuità alla continuazione, anni utilizzati per morire! Ogni giorno d’ allora Adriana si reca a quell’ incrocio, si ferma e contempla la strada. La dinamica non le interessa ma, è come se cercasse un qualcosa di Claudia  rimasto lì a crescere  a testimoniare una sua presenza che nessuno più ci ridarà. Io lo so .

Non capiremo mai cosa passa in quei centimetri di cordone che uniscono una mamma ad un figlio! Ormai tutti conoscono Adriana, ed il sindaco della nostra   città, per stare vicino al dolore di mia moglie, ha addirittura fatto porre una panchina a quell’ incrocio, quasi a  riconoscere la giustezza di quel gesto quotidiano.

Non finisce qui purtroppo. No. Adriana sembra aver poi una vita normale ed ancorché sperduta, assente rimane   gentile e disponibile come sempre con me con tutti, s’ inganna con la quotidianità dei servizi di casa e le ore tristemente passano fra un bucato, una spolverata eccetera .

Giunge così   l’ ora di pranzo ed io torno a casa. Già, io ed Adriana abitiamo in una piccola città dove, paradossalmente, è ancora possibile tornare a casa durante quell’ ora di stacco conosciuta come   pausa ufficio . Le famiglie, già… quelle, si riuniscono  e possono interrompere la frenetica corsa e lo stress giornaliero tipico delle grandi città dove si corre, si mangia ai fast food e poi, ormai cotti da una giornata di lavoro si   torna a casa la sera che non hai più nemmeno la forza di parlare con la propria famiglia; quelle famiglie! Nel pomeriggio così, dopo il mio rientro al lavoro, Adriana è solita, ormai da quattro lunghissimi anni, accedere al suo PC e cominciare una sua particolare   navigazione.

Inutile dire che spesso ho curiosato nella sua cronologia. Quello che ho scoperto però ha dell’ inenarrabile. Ho trovato numerosi link che fanno riferimento a sedute  spiritiche, incontri con l’ aldilà. Addirittura, appuntato su foglietto di carta un numero di telefono di una certa signora Melina abitante in quel di Torino.

Sembrerebbe  capace di far ascoltare la voce dei nostri cari ormai… estinti!. E così per ore e ore . Torno a casa e ormai, come un rito, mi svesto e mi preparo per la cena. Adriana segue i miei movimenti fino all’ ultimo, in modo da potersi concedere gli ultimi secondi ancora di quella assurda navigazione e poi spegne il suo PC.

Io la raggiungo sempre alla sua postazione, le cingo le spalle, la saluto con una bacio sulla fronte, le accarezzo i capelli e cerco di scoprire qualcosa dall’ ultima videata. Dallo schermo però   si intravede una sagoma che avanza lentamente. E’ lei, Claudia che con fierezza e dolcezza  si avvicina a mia moglie, Adriana dicendole “ mi stavi aspettando”. Un grosso groppo in gola e quell’ immagine segnava la fine della mia vita coniugale ma l’ inizio di una nuova vita per loro! Riposate in pace.

 

 

Fin dove può arrivare l’ amore di un genitore per il proprio figliolo/a   non lo sapremo mai!

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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il mio cuore piange con voi accarezzando il ricord (Stefana Pieretti)

Commenti (1)

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Stefana Pieretti21 novembre 2017

un racconto che da emozione e fa capire quanto l’amore di una madre sia infinito ed il dolore della perdita improvvisa della figlia sia nel cuore per sempre e oltre .Bello e commovente complimenti!