Accadde nel silenzio
Difficile da concepire, ovvio nell'immaginazione. Sorprendente istante durato un'eternità, dove il vuoto riempie l'ombra dell'Universo.
Arrivato in vetta, il lupo destò emozioni per la notte vestita di stelle pulsanti. Ero seduto sul tetto del mondo a leggere pagine su pagine di un cielo illuminato dall'anima, mentre la mia rabbia sfumava (caratteristica del lupo affamato) in un'eco di canti abissali. La Terra, questo ammasso egocentrico di cattiva nobiltà si escludeva dal passo visivo e la suggestiva nuova realtà prendeva vita, donando figure dai colori armoniosi. Tutto diventava così reale, dalle sembianze insolite, dal volto noto solo per il silenzio orlato dai fiumi in calma. Semplicemente suoni d'acqua, suoni di pioggia, come quelli dell'annegato passato. Tutto taceva e il silenzio diventava agonizzante, dai lineamenti dissipati dai suoni di ombre nell'ombra dei suoni. Sentivo la differenza, quella calma primordiale che mai avrei provato e il mio fuoco si scioglieva in lacrime di gioia. Erano stelle quelle, lontane ma vicine, tutt'intorno un abbraccio del silenzio. Chissà quanti fortunati come me vissero quei momenti di felicità. Dalla mia casa all'eterna dimora, fascino della comprensione cosmica. Vidi luci intermittenti ondeggiare nella calma siderale ed echi vibranti tuonavano pensieri d'oblio, con rispettosa loquacità. "Chi sei per interrompere la mia reale condizione?" Nessuna risposta, solo luci e spazio in abbondanza, culmine cosmico di un mondo tutto nuovo, senza confini, senza oceani ne monti, solo l'approvazione dell'esistenza dove non guarderò più il mio volto. "Se sei Dio, svegliami o portami con te." Dai raggi di Soli, scritture poetiche aleggiavano in una danza vortiginosa e suoni distorti annullavano altri suoni, e l'udito a me grato trovava riposo. Nulla più fu come prima e tutto divenne pace, inizialmente angosciosa per poi disperdersi nell'anima assorta. Cercai di me, ruotando su me stesso, rimbalzavo da un pianeta all'altro e sfioravo galassie con le dita, l'enorme Universo di nome Infinito, sembrava strisciasse ai miei piedi, silenzioso con l'eco in risonanza. Anni, secoli in un concentrato pensiero di acustica intenzione, naufragati in un nuovo assoluto. L'intrinseca realtà fuggente liberata in un sogno unico m'indicò la strada per nuovi orizzonti, ma cominciavo ad assumere atteggiamenti nostalgici che frenavano l’ intenzione. Di colpo, nomi confusi, affetti e amori perduti esplodevano nell'archivio dei ricordi, sebbene fosse viva l'interpretazione di quell'istante, non avrei abbandonato il mio passato.
Ogni pianeta, ogni stella, asteroide e astri tutti, possedevano una voce, un suono alato paragonabile al silenzio stesso, perché dona pace, la musica più profonda. E tace il nulla, lo spazio si fa prato e il verde incontaminato risale le colline dei Soli abbandonati dal male. Il continuo vocio dei pescatori viaggianti che speravano in un fruttuoso risultato, non erano altro che lo strofinio tra i raggi solari in cerca di vita. Non ero solo, altre vite appartenevano al presente infarinato di stelle e qualcosa mi diceva che ben presto avrei incontrato altre vite, forse diverse dalla nostra, ma pur sempre rispettabili. Tuttavia, rumori incomprensibili, i suoni appartenenti alle figure astrali, le musiche nate dalle intersezioni siderali, scomparivano nel suono perpetuo diventato silenzio, quel silenzio assordante che accompagnava il viaggio di un povero me perduto nel tempo e ricco d'animo orgoglioso, pronto a riprendersi il posto sulla Terra. Lanciai messaggi oltre le porte dimensionali e il suono di un sms risvegliò la realtà del mio passato presente.
ilguardianodelfaro al secolo Denis Cornacchia, nasce a Cassino (FR) cinquantadue anni or sono, nel lontano aprile del 1960; appassionato di narrativa e poesia, da circa sette anni è in continua ricerca del proprio stile narrativo. Approda nel sito clubscrivere.it nel 2008 e per mancanza di tempo libero si allontana pe
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