I MIEI NUOVI FRATELLI (quelli che non sono annegati)
(Pensando, e non solo, a Dubè, un dolcissimo giovane senegalese che ho incontrato oggi. Abbiamo parlato, ma soprattutto hanno parlato i suoi occhi, di una naturalezza e bontà infinita. Da 4 mesi in Italia, 16 anni, padrone di 3 lingue, di giorno vende le cose, di sera studia, perché mi dice che imparare è importante. l'ho salutato come un figlio e ho sentito di volergli bene come a un figlio. Poi è ripartito per vendere le sue cose. Questa sera andrà a scuola e so che imparerà e diventerà un uomo che saprà insegnare agli altri)
Con i loro mille colori, i miei nuovi fratelli stanno ridipingendo questa città grigia logorata dal vento invernale, annerita dalla riproduzione della consuetudine.
Con i loro mille suoni, i miei nuovi fratelli stanno ri- musicando queste strade decorate dai rumorosi silenzi dei motori, dalle folle vaganti della solitudine.
Vanno fieri al lavoro i miei nuovi fratelli, vestiti delle antiche tute da operai e manovali, e tornano a sera nelle case dello stupore, stanchi di felicità per il grasso e la polvere che li ricopre.
I miei nuovi fratelli preparano cibi che non avevo mai mangiato e ballano al ritmo di musiche che non avevo mai ascoltato.
I miei nuovi fratelli raccontano storie che non avevo letto, e sono storie che narrano di soli e feste e pianti e terre e padri che non ho conosciuto, e mari vigliacchi che non ho attraversato, e sogni che non ho mai sognato.
I miei nuovi fratelli si cibano di cose povere e mi salutano portando la loro mano al cuore, e quando è sera, si incontrano per parlare delle loro terre lontane, mentre la notte dormono sotto un tetto dove non passa più l’ acqua.
I miei nuovi fratelli sono la rinnovata linfa di fiumi aridi, sono le vibrazioni che risuonano di ricordi ormai dimenticati, sono i Santi che ritornano tra noi, sono i poeti e i preti, sono gli insegnanti giunti a mostrarci i segni scavati sulla loro pelle, le cattedrali delle loro anime, a ricordarci il senso di questo suono arcaico.
I miei nuovi fratelli sono coloro che sanno ancora guardare il cielo, sono le nuove speranze, per me, per i miei vecchi fratelli, che non sappiamo più guardare fin là, dove poggia l’ orizzonte.
Certi giorni, i miei nuovi fratelli mi osservano con sguardo stranito che implora una risposta che non so proprio dare, e la domanda è la più antica da sempre: “ Perché?”
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