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Spiritualità 23 maggio 2023 · lettura 6 min · 620 letture

Beniamino

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Franca Canfora 9 racconti pubblicati
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Beniamino trascinò la scala fino alla botola, salì 4 gradini e aperta la piccola porticina fu subito in soffitta. Accarezzò dei grandi scatoloni poi a fatica li trascinò pian piano sino a terra. In un angolo era pronto il solito grande tavolino dove ogni anno allestiva un grande presepe ricco di personaggi, luci, fontane, neve artificiale e tutto ciò che la fantasia e le sue povere tasche potevano permettersi per migliorarlo. Enza, sua moglie, lo guardava affaccendarsi curvo e attento come un’ ape sui fiori e sorrideva di quell’ uomo grande e grosso, dai candidi capelli che a Natale diventava fanciullo davanti al Presepe. Era un uomo mite e buono Beniamino, molto amato e benvoluto da tutti; lui ricambiava donando il suo tempo e quel che poteva con generosità e affetto. Quell’ anno era molto stanco, gli anni si facevano sentire, il passo e i movimenti erano diventati più lenti e aveva paura di non finire prima di Natale il suo lavoro, il suo amato Presepe, come aveva fatto sempre. Aperte le scatole in breve il pavimento, le seggiole e il divano furono invase di personaggi, capanne, scenografie, luci e carte per modellare montagne e cieli stellati. Il lavoro richiedeva tanto tempo, Beniamino dapprima dava vita ai paesaggi, cascatelle, ruscelli e fontane zampillanti. Poi dopo un bel fondo di cielo stellato e tanti giochi di luce, posizionava con minuzia i vari personaggi e le loro ambientazioni, la stalla con la Natività, il bue, l’ asinello, l’ Angelo, la cometa, i Magi, i pastori e le loro greggi, e poi l’ osteria, una casa con i panni stesi, cuciti da Enza, il ciabattino, il falegname, un laghetto con placide ochette, insomma pian piano aveva comperato o costruito davvero di tutto. Anche quell’ anno dopo ore di lavoro finalmente Beniamino rimirava quello che pensava fosse il suo capolavoro, ma era stranamente troppo stanco quel giorno, così sedette sul divano come rapito ad osservare quelle scene, desiderando per un attimo di poterne fare parte. Oh come sarebbe stato bello per un attimo vivere, anzi entrare nel Presepe, poter vedere da vicino tutto, e soprattutto abbracciare il Bambino tenendolo tra le braccia, vicino al cuore. O solo accarezzarlo, per un attimo soltanto. Invece era così stanco, troppo stanco. D’ un tratto alzando gli occhi vide attorno a sé uno strano movimento, ma cosa succedeva? Si levò in piedi e vide in lontananza una luce sfolgorante, c’ era aria di festa e di gioia. Beniamino si stropicciò gli occhi, guardò di nuovo intorno e intimorito cominciò ad avanzare. Alla sua sinistra degli uomini e delle donne vociavano senza sosta invitando a comperare polli, pulcini, uova e formaggi, alla sua destra degli uomini si affaccendavano trascinando dei carretti verso quello che immaginò essere un mercato. Uno di questi portava dei sacchi di farina e l’ uomo alla guida guardandolo lo salutò sorridendo. Camminando Beniamino si dissetò ad una piccola fontana, poi levando lo sguardò incontrò l’ insegna di una locanda, entrò e chiese dove fosse; l’ oste un uomo corpulento, con un gran fazzoletto rosso al collo e dei grandi baffi, sorrise mentre continuava a preparare i tavoli di legno scuro, poi con tranquillità gli rispose” Sei nel posto più bello del mondo, continua a camminare e capirai, segui la Luce”. Beniamino perplesso riprese il passo, attraversando quel piccolo paese dalle case modeste abitato da gente semplice, dagli abiti decisamente antiquati. Un ciabattino batteva su scarpe lise fischiettando e sorridendo, una donna sull’ uscio di casa filava senza sosta e un falegname accanto a lei preparava una culla. Attraversò un ponticello, sotto scorreva un ruscello dove le donne cantando lavavano panni. Sorrisero al suo passaggio, continuando a cantare. Beniamino proseguì il cammino su un sentiero di ciottoli, appena fuori dalle case, dove il paesaggio si faceva più brullo, la strada più impervia. Aveva nevicato perché ai bordi della strada fango e neve erano ammassati, e cominciava a fare molto freddo. D’ un tratto la luce che aveva visto sin dall’ inizio diventò ancora più vivida, la sagoma di una stella era ferma su una piccola stalla a pochi metri di lontananza. Davanti a lui dei pastori coi loro greggi camminavano lentamente in direzione della luce e della stalla, alcuni suonavano, altri incitavano i loro animali, dei cani correvano abbaiando. Arrivato davanti alla stalla, Beniamino vide delle persone ferme, le donne avevano portato latte e teli, gli uomini con i cappelli in mano erano fissi ed assorti. Fuori brillava la luce di un fuoco e tutto era immobile ma intriso di tenerezza e pace. Affacciatosi timidamente sulla porta della stalla Beniamino, intravide una Donna ed un Uomo chini su una mangiatoia, i visi colmi di felicità, ed un’ aurea radiosa permeava quell’ umile dimora. Nella mangiatoia avvolto in poveri teli un bimbo dormiva beato. Era bellissimo e una voce dolcissima gli disse” Beniamino ecco il Bambino che hai tanto desiderato tenere tra le braccia”. Beniamino cadde in ginocchio e mentre dagli occhi scivolavano lacrime di gioia, tese tremando la mano ad accarezzarlo, mentre il cuore scoppiava di felicità. Poi d’ un tratto Beniamino aprì gli occhi, e sorrise, un’ ultima volta. Fu così che Enza trovò suo marito, nell’ ultimo sonno, davanti al suo amato Presepe.

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L'autore
Franca Canfora

Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon

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