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Dramma 17 agosto 2026 · lettura 7 min · 22 letture

Oggi, il paesaggio non abbraccia

A
Arelys Agostini 23 racconti pubblicati
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Un vento insistente e afoso, di quelli che annunciano un temporale prima ancora che il cielo decida di lasciarsi andare, si insinua tra le depressioni delle montagne che fanno parte della Cordigliera della Costa. Al centro di questa catena si innalza, imponente, il monte El Á vila, quel gigante verde che da sempre sembra vegliare su Caracas e che, dall’ altro lato, si affaccia sulla fascia costiera di La Guaira.

Al calare della sera, il sole si arrende lentamente. Nubi dense e grigie cominciano a chiudere il cielo, avvolgendo le due città in una penombra prematura. Caracas brulica di vita. Anche La Guaira. Le strade sono intasate di automobili; a quell’ ora, migliaia di persone stanno tornando a casa, affrettandosi, pensando alla cena, ai figli, al lavoro del giorno dopo, a una qualsiasi di quelle piccole cose che compongono l’ ingannevole normalità di un pomeriggio qualunque.

Nessuno sospetta che la normalità stia per andare in frantumi.

Prima è un rumore.

Un suono strano e profondo, che sembra provenire dalle viscere della terra.

Poi il suolo comincia a muoversi.

Non c’è tempo per capire. rimangono intraversate nelle strade. In pochi secondi, ciò che sembrava solido smett

La terra trema con una violenza brutale e gli edifici oscillano come giocattoli fragili. Le case si squarciano. I muri crollano. Le automobili ondeggiano, si scontrano, e di esserlo.

Gli edifici e le case crollano come castelli di carte scaraventati a terra.

L’ aria si riempie di polvere.

Una polvere densa e grigia che invade ogni cosa: le strade, gli occhi, i polmoni, i vestiti, i capelli. La terra si ricopre di un manto spezzato e variopinto, fatto di mattoni, vetri, mobili, fotografie, giocattoli, porte, ricordi. Sotto quella montagna improvvisata rimangono intrappolati corpi e vite intere.

È il caos!

E in mezzo a quel movimento furioso, anche i pensieri di Robin tremano.

Per un istante non sa più dove si trova.

La paura gli attraversa il corpo prima ancora che riesca a darle un nome. Sente che la terra sotto i suoi piedi non è più terra, che tutto si è trasformato in un’ enorme creatura invisibile che ruggisce, scuote e divora tutto ciò che incontra.

Robin cade.

Un colpo secco gli attraversa la spalla. Si rialza come può, stordito, con il respiro affannoso. Non chiede nulla. Non sa nemmeno a chi chiedere.

Corre.

Corre senza sapere dove andare.

Intorno a lui, la città non sembra più la stessa. Le strade che conosce hanno perso i loro confini. I volti che incontra sono volti sconvolti, coperti di polvere e paura. Qualcuno grida il nome della madre. Una donna chiama disperatamente i suoi figli. Un uomo cerca di sollevare a mani nude un enorme blocco di cemento.

- Aiutatemi! C’è gente là sotto!

Le urla arrivano da ogni parte.

Urla di chi corre.

Urla di chi cerca.

Urla di chi non trova più nessuno.

Robin si ferma appena un secondo. Guarda una montagna di macerie. Sente qualcosa. Non sa se sia un gemito, un pianto o semplicemente l’ eco del proprio respiro.

Poi una forte esplosione scuote l’ aria.

Il boato si confonde con le grida dei passanti. Una colonna di fumo sale violentemente e, in pochi secondi, le fiamme cominciano a divorare un complesso di appartamenti.

Robin indietreggia.

Il calore gli colpisce il viso.

Per un istante pensa di fuggire.

È umano avere paura.

Ma è umano anche restare.

E lui resta.

Oggi, il paesaggio non abbraccia.

Nemmeno le montagne sembrano capaci di proteggere qualcuno. Nemmeno le strade conosciute offrono rifugio. Nemmeno le parole di conforto riescono a consolare chi cerca tra le rovine delle proprie case qualcosa che possa restituirgli la vita che aveva appena pochi minuti prima.

Comincia a cadere una pioggerellina.

All’ inizio sono appena poche gocce timide che si mescolano alla polvere. Poi piccole lacrime del cielo cominciano a scorrere sui volti dei feriti, a lavare lentamente la fuliggine e il sangue, a scivolare lungo le pareti spezzate.

Robin alza lo sguardo.

Forse la pioggia vuole trascinare via il dolore di tanti feriti. Forse vuole piangere per chi non può più farlo. Per chi ha perso una casa, un figlio, una madre, un padre, un amico. Per tutti coloro che, in un solo istante, hanno visto scomparire una parte della propria vita.

E anche per questo Paese vacillante, che da anni sembra soffrire un terremoto invisibile, uno che non fa rumore sotto i piedi, ma che lentamente distrugge le sue speranze, i suoi sogni e il suo futuro.

Lacrime che desiderano bagnare tutto ciò che toccano.

Lacrime che, un giorno, forse riusciranno a far rifiorire la terra, come una terra nuova e fertile che, nonostante tutto, non abbia dimenticato la vita.

Robin arriva a un angolo della strada.

Lì lo circondano alcuni bambini.

Alcuni piangono. Altri sono immobili, troppo spaventati per comprendere ciò che è accaduto.

-Mamma!

-Papà!

Le piccole voci attraversano l’ aria con una forza insopportabile.

Robin chiude gli occhi per qualche secondo.

Respira profondamente.

Una volta.

Un’ altra.

Il corpo gli fa male. La spalla ferita quasi non gli risponde. Ha la bocca piena di polvere e sangue secco sulla fronte. Ma sotto tutto quel dolore c’è qualcosa che è ancora intatto.

Il coraggio.

Apre gli occhi.

Si guarda intorno.

E comincia ad aiutare.

Si unisce a coloro che, disperati, scavano tra le macerie a mani nude. Sposta pietre. Solleva frammenti di cemento. Cerca qualsiasi segno di vita sotto quella montagna di rovine.

Non sa chi troverà.

Non sa se arriverà troppo tardi.

Ma continua a scavare.

La pioggerellina continua a cadere e scandisce un ritmo lieve sulle macerie, sui volti, sulle sue mani ferite.

Robin respira.

Scava.

Ascolta.

E mentre lavora, prega in silenzio.

Prega perché la morte non raggiunga coloro che sono ancora intrappolati sotto la terra.

Prega perché una voce risponda.

Perché una mano riesca a emergere tra le pietre.

Perché, nel cuore di quella città ferita, la vita riesca ancora una volta a farsi strada.

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Arelys Agostini

Arelys Agostini, Italo venezuelana; è una poetessa "dilettante". Le sue poesie sono un viaggio attraverso emozioni crude e speranze tenaci, espresse con un linguaggio che danza tra passione, denuncia, introspezione, e il suo impegno nel denunciare le ingiustizie, senza perdere l’ironia. La natura è spesso presente nel

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