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Biografie e Diari 4 settembre 2010 · lettura 2 min · 1211 letture

Fotografia di una realtà che mi sta stretta

Rossella Gallucci 9 racconti pubblicati
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Il traffico impazzito nella moltitudine di ampi mantelli e stivali dalle punte avvelenate.

La vita nella morte.

Imcomprensione di una situazione assurda e vuota e convinzione di essere nel giusto.

La valigetta va su e giù con la presunzione e la vanità di chi crede di far qualcosa di utile.

Un cartello invita ad aderire al Partito Monarchico. Anno 1978. Si parla di democrazia da 30 anni.

E' la fine. La decadenza di un mondo ai limiti dell'esistenza che si muove freneticamente intorno alla ruota della civiltà. Le macchine aumentano. Un'ambulanza suona. Gli studenti urlano slogan ed un cinese punta una pistola per scherzo. Fragore di una massa che è la speranza di un nuovo futuro.

Le radici del male sono troppo profonde e le cose saltellano di qua e di là, non più inermi, non più oggetti immobili e senz'anima destinati ad essere manovrati dall'uomo, ma esseri viventi, più vivi dell'uomo. Gli oggetti ci scavalcano. Le automobili sfrecciano sulle autostrade in una competizione senza fine.

E il ragno nero sta divorando l'uomo. Con le sue lunghe zampe si arrampica e mette radici dappertutto. Un essere mostruoso avido di morte e di dolore che, sornione e repentino, ci stringe in una morsa prendendosi gioco della nostra vulnerabilità. Sembra arrivato il momento della nostra espiazione. Egli è crudele, malvagio, invisibile e terribile. L'uomo crede di essere superiore a tutto, ma lui è più forte, agisce quando vuole e con chi vuole.

Dobbiamo pagare in qualche modo il prezzo della civiltà.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Questo scritto risale al 1978. Anni in cui si sentiva forte il disagio soprattutto di noi giovani. che si esprimeva in manifestazioni e occupazione delle università .Erano gli anni di piombo e delle brigate rosse. In questa cornice io vivevo una crisi esistenziale molto forte. Non mi rispecchiavo nella società delle "valigette 24 ore", dei cosiddetti "yuppies" che puntavano alla carriera, dei "fichetti" e delle "fichette" alla moda. Nello stesso tempo odiavo la violenza e tutto ciò che stava accadendo. Contemporaneamente ho dovuto fare i conti con il tumore di mia madre (ragno nero).»

L'autore
Rossella Gallucci
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Le sensazioni lasciate dai lettori.


nella sua durezza, bella l'immagine del ragno nero (Dari909)

Commenti (2)

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Nemesis8 settembre 2010

Quanto dolore, quegli anni di piombo... <br> Frequentavo la prima magistrale l'anno in cui scoppiò la bomba a Piazza Fontana. <br> Io e Milano non fummo mai più gli stessi...

D
Dari90911 settembre 2010

Si ma se il conto è esagerato si manda tutto indietro all'oste... Molto piaciuto questo racconto, sembra proprio una fotografia scritta di quegli anni!