Ode a Livorno (vista dalla curva del Castellaccio)

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (3)
Quando m'appare il nome di Tarabella io corro subito a leggerlo e, se del caso, a commentarlo. Io conosco Livorno e i livornesi, e quando si ha a che fare con un livornese, anche se d'adozione, non si gioca a far commenti per a sua volta riceverne in ringraziamento. Quando commento Tarabella, io che non mi discosto dalla razza (in fondo siamo vicini nela stessa regione, anche se io ho la superiorità dell'Arno e loro soltanto... un po' di mare, so bene che lui a sua volta magari mi manderà un messaggio solo se il mio scritto lo meriterà, senza obblighi di dovere a ogni costo rispondere. Comunque io gli confermo qui, in questo scritto, tutti gli aggetivi che ha usato per la città. Bel sonetto, dico. E ciò non gli farà certo dispiacere.
è struggimento dichiarato, portato con sé dal mare aperto sulla città ridente che ne aspetta il bacio. fuori da ogni rivalità campanilistica, nonostante la sfida lanciata nelle precedenti, sottolineo e sento il respiro di questa poesia, l'attaccamento caldo restituito allo sguardo dai luoghi che ben ci conoscono e che riconosciamo nostri.
Versi sublimi, soprattutto per me e chi come me conosce bene il luogo. Non si poteva descriverlo meglio e soprattutto trovo ancora una volta la mano di un autore a me molto gradito piaciuta
