Portofino
Nel porto dove la natura
dipinse i suoi capricci migliori,
mira d’occhi stracolmi in stupori
un panfilo, a distanza giusta
tra vanità allenata e desideri
famelici a cervelli ormai code al reale
-E’ più facile sognare che maledire
e la folla cerca almeno respirare
fumi di vizi ma il vento venduto non aiuta
-Alberi che non conoscono sete
e alcove si danno la mano
in presenza di cani pronti ad esser feroci
per non ritornare a un osso lanciato
a fasi di luna
-Signore al sole sdraiate con lucide rotondità
dove si specchiano bavosi reduci
di normalità in regresso inesorabile,
fanno specchio gioielli, spade i riflessi
-A bordo si consumano leccornie
e la fantasia si vive accompagnata
da elisir di miglior uva
prodotta da contadini in intento servisse
a schiarire un tetro pomeriggio di nebbia
o rallentare un caldo ingordo di respiri
-S’accendono i motori, con alati cavalli
e l’oasi galleggiante, saetta svanisce
e valvola saracinesca i gozzi plebei alla gola
stipano miraggi in archivi stracolmi
-Strano ma non c’è uno che si ribelli
e manda al mare una bestemmia
a ingoiare agli abissi i fortunati fratelli
in diniego con ilarità a ogni abbraccio e saluto
-Il suono d’una pigra campana
arriva dal paese che stenta
e sancisce l’omelia ai sogni
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