Tu Quoque

Con la mano tocca il suo fianco,
più della lama brucia nel cuore,
vinto soltanto contro un branco,
stramazza al suolo in un dolore.
Sotto la statua del nemico peggiore,
per un figlio che suo figlio non era,
brutale omicida del padre migliore,
che di lui possedeva fiducia sincera.
Giace esanime come fera ferita.
nella lotta disuso a porgere resa.
onore ai vinti risparmiava la vita.
ora da vili nemici belva indifesa.
Nel giorno delle idi di marzo,
al generale non offusca la fama,
la congiura ne risalta lo sfarzo,
condottiero che la storia acclama.
Solo il tempo di dire tu quoque ...
tra fitti pugnali di 23 congiurati.
Giulio Cesare, il tuo nome non muore,
mentre gli altri non sono mai ricordati.
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L'autore
Raffaele Leggerini
Scrittore di Libri & Poesie Autori Testi di Canzoni Compositore Musica © Raffaele Leggerini nasce a Spoleto il 24 Ottobre 1954, nella famosa cittadina umbra del Festival dei Due Mondi; pochi anni dopo si trasferisce a Perugia, che diventa la sua città “adottiva”. Fondamentali gli studi iniziali, sin dalla S
Commenti (1)
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Kiaraluna29 luglio 2009
Poesia raffinata che canta la gloria e la vile sorte d'un grande uomo e condottiero che ha fatto la storia antica, tuttora indimenticato. Molto bella e apprezzata.
