Gaia
Dolce, soffiava il vento
tra gli alberi che fieri
parean arrestar quel Sole
che splendido nutriva
il verde manto che prestava
agli amor del tempo
il suo morbido rifugio.
Qui, dove Venere in estasi
mostra il frutto
della sua man più pura
altro non può il mio senno
che prestar l'orecchio
all'animo, che stanco,
si rinnova nella natura.
E pensai a colei che
dei dì immaturi fu la meta,
al suo viso e alle sue dita.
E molesto chiesi al mio cuor
se vi fosse ancor di lei
il segno, il pianto od un ricordo
chiuso li, nel mio profondo.
Ne dolore ne rancore
ritrovai nel mio petto
che sciocco osò scambiar
l'amor con semplice affetto.
E bruciò il mio cuor per
rinnovata coscienza.
Grata mi fu di lei la carne
di sterile sostanza.
©
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