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Satira 24 agosto 2009 · lettura 2 min · 2256 letture

Scrivere in rima? Un'opinione dal futuro

B
Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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Mill'anni or sono, quando si scriveva sulla tastiera con due sole dita e, nel contempo tutti si leggeva s'uno schermo di vetro, cosa ardita era trovar chi, forse, un po' gradisse comporre in rima. Di certo i troglodita "usi a rimar scrivendo" erano in pochi. (come disse un moderno con giudizio) E li sconfisse in tutti i loro giochi per tempo immemorabile quel Tizio che preferì comporre in altro modo, secondo l'estro e non secondo il vizio. Cos'è la rima infatti? E' solo un nodo, un cappio stretto attorno alle parole per farle gocciolare e berne il brodo. Viziosi, dunque, i cercator di rime erravano raminghi per il mondo sempre alla caccia di materie prime per il loro bisogno inverecondo. Io so la storia d'alcuni di loro; l'ho letta come lupo sitibondo che beve storie da una coppa d'oro, sulla pagina antica d'un bel sito ch'era molto seguito da costoro. L'ho letta è vero ma non ho capito del tutto il loro strano sodalizio: da un lato c'era Zima con Benito Dall'atro Filo, Toschi ed il giudizio d'uno ch'aveva preso nella frasca Il nome che portava lì per sfizio: Mi pare si chiamasse Gianburrasca. Sparavano sonetti e ditirambi, stornelli e cavatine già all'inizio. I quattro ch'a dir poco erano strambi, oltr'a straziar il mondo e l'uditorio sfornando epòdi caballette e giambi e componendo in ton giaculatorio, volevano crear proselitismo, accrescere gli amanti del mortorio! Dev'essersi inceppato il meccanismo e per fortuna ogn'altro ha disertato da quegli adorator dell'etilismo. Tutto è finito com'è cominciato. Nessuno in rime scriverà mai più: è molto giusto e non ci spreco il fiato. "Che cosa? Ho scritto in rima?" "Su per giù!" "Porca miseria m'han contaminato! Beh... da domani non lo faccio più..."
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Un'ipotesi che prende piede NEL XXI SECOLO LA RIMA ERA UNA DROGA? (da IL CORRIERE DELLO SPAZIO del 13 ottobre 3008)

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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (4)

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Amara24 agosto 2009

...è strambo quest'autore del futuro, mette alla berlina i versi in rima e poi ricade nel linguaggio oscuro ma nel tremila dir sarà obsoleto che scrivere è solo un gran piacere, una carezza al nostro cuore inquieto perciò che siano rime o discorsive in metrica perfetta od arruffata importa solo che sian parole vive e ricolme di senso ed armonia poiché per me è sol questo che conta quando si tenta di scrivere poesia... ...lo so... dev'essere metricamente uno scempio... ma non importa... spero se ne comprenda il senso... un sorriso...

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Lorenzo Crocetti24 agosto 2009

Sono molto sconclusionate queste terzine, che, se esposte nella dovuta maniera, dovrebbero seguire lo stile dantesco (ABA BCB...) E poi, come si fa a scrivere un verso come questo: "Come disse un poeta moderno con giudizio" che è un tridecasillabo in mezzo a tanti endecasillabi!" Te lo correggo con io con l'endecasillabo: "Come disse un moderno con giudizio". Comunque, nel complesso, la poesia è originale e piacevole. Sulla metrica ha voluto farti un rlievo chi chi qui scrive e che di sonetti ed endecasillabi se ne intende (e anche di terzine dantesche) detto con tutta modestia. La falsa umiltà, in questo caso, sarebbe pura ipocrisia.

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Alessandro Vigliani24 agosto 2009

Curiosa come composizione, sicuramente originale, ma per comporre in rima una poesia non basta far combaciare le desinenze, bisogna preparare la rima. E' come un percorso che deve portare a far combaciare le desinenze, ma la rima deve essere anche musicale. Di gran lunga, comunque, rimanendo in tema rime vi sono alcuni autori dell'800, quasi tutti direi, che fanno un uso spropositato della rima rendendo il tutto altamente cantilenante in un goffo e grottesco 3/4. Si prenda ad esempio Marzo 1821 di Manzoni, dopo averla letta non si può che dire grazie al '900 per aver abbandonato la composizione in rima.

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Antonio Terracciano24 agosto 2009

Penso che sia anche un fatto di età: da giovane scrivevo discrete liriche (sette mi furono pubblicate su una rivista diretta da Pietro Cimatti) senza pensare minimamente alla rima; con l'età subentra (credo) una maggiore riflessione, che porta ad impiegare più tempo nel cercare quello che si vuole dire, e conseguentemente all'uso della rima. Vorrei inoltre aggiungere che la nostra intoccabile e sopravvalutata triade ermetica (Quasimodo, Ungaretti e Montale) esercita presso di noi un'influenza eccessiva; frequento anche un sito francese (Poème- France, e posso assicurare che Oltralpe la pubblicazione delle moderne poesie in rima supera come numero quella delle poesie a verso libero.