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Dialettali 26 agosto 2009 · lettura 4 min · 5667 letture

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Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Vecchietto - Venga, dottore, è tanto che l'aspetto! Oggi mi da un'occhiata in casa mia perché sono brasato in questo letto da delle fitte che mi portan via. Eccomi 'vi, vogavo alla Vegliaia ma ora sono marcio di vecchiaia. Cosa mi sento? Deh, dimòrti anni e me li porto tutti sur groppone. Ciò un vasto campionario di malanni tre citti in fondo ar mese di pensione, in capo, chi lo sa, forse i pidocchi ma manca un cane che mi chiuda l'occhi. Eh si, ber mi' dottore, mi perdoni se la ricevo in questa catapecchia: è piena di sporcizia e di tarponi da quando se n'è ita la mi' vecchia e i mi' figlioli, se mi vòle crede', partita lei 'un cian più messo piede. Certe ciane m'han detto che per loro, al Riòvero sarei dovuto anda'; ma deh, doppo una vita di lavoro, avrò diritto arméno di crepà dove mi pare? M'hanno abbandonato, ché ir vecchio da piccino va strozzato! M'avessero buttato all'Istituto di certo n'avrei fatto un gran piacere; ha capito che "grazie" ho ricevuto? Ha capito che carcio ner sedere? No, prima di mori' ner Camposanto 'un ci vado, ci vado quando stianto. Io resto qui. Magari tribolando ma un piatto di minestra me lo faccio anco da me; arméno fino a quando 'un son da butta' via come uno straccio. Io l'ho tirati su con grandi pene e loro mi ripagano cor bene! Mìa grandi scolli ma verso Natale magari uno fusse qui venuto a vede' se sto bene o se sto male o a fa' l'imitazione d'un saluto, un corpo di telefano via via per vedere a che grado d'agonia son rivato. Dottore, cosa fa? 'Un dico trentatre e nun tossisco ma sur serio mi vòle visità? A che serve, davvero 'un lo 'apisco! 'Che m' importa sape' se sono sano mi basta 'hiacchera' cor un gristiano. Lo vede là nell'angolo un piattino? Faccia ir favore, guardi se ciò messo la cena di Tigrotto, ir mi' gattino che viene sulla sera per il lesso; c'è un contratto tra noi, come e quarmente senza la ciccia nun acciuffa niente. Ora co' gatti 'un si po' mìa ruzzare; un tempo miagolavano contenti così che li potevi accarezzare senza punti problemi o inconvenienti; oggi invece è diverso anco con loro fanno le fusa solo per lavoro. Allora sono a posto? dica lei se ci riva a domani la carogna che ora ni fa troppi piagnistei perché essere vecchi è una vergogna. Son cattivo? Lo so e son noioso, ah, se morìssi, armeno mi riposo! E' inutile che scriva la ricetta, 'un se li pigli, sa, tanti disturbi, forse facevo meglio a danni retta a que' du' figliolacci così furbi perché se per davvero niela davo a quest'ora sarei digià all'ottavo. Piuttosto guardi un po' sur prontuario se l'ASLE me lo passa un po' d'amore; c'è nulla per un vecchio ottuagenario solo, malato e pieno di dolore che ni farebbe bòno un po' la 'ura d'esse' diverso dalla spazzatura? Basta. Si dorme. E sogno di siùro come sempre, la sposa e i mi' sordati; ir passato consola, mìa ir futuro, 'un c'è futuro per l'emarginati! E se mi sveglio morto, si rammenti: una fiammata e punti sagramenti e le ceneri, giù, in fondo al mare... Dottore -Tutto bene, è sano come un pesce però s'è fatto tardi e devo andare... Vecchietto Tenga l'uscio accostato quando esce, ir gatto... Dottore Si, d'accordo, penso al gatto! (Boia, luilì, che palle che m'ha fatto)
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Questa poesia la scrissi per una rappresentazione teatrale. Infatti l'impianto è scenico: Si immagini il vecchio nel suo letto, al centro di una scenografia che rappresenti una soffitta, con il medico che gira intorno al paziente, tastandogli il polso, auscultando il torace e, soprattutto, guardando l'orologio. ho voluto rappresentare la solitudine e la meschinità umana, non quella del vecchio ma quella dei suoi figli. La poesia nacque in vernacolo livornese e così ve la offro.

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (7)

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Cuccu Anna Maria26 agosto 2009

Il triste destino dei vecchi abbandonati proprio quando avrebbero tanto bisogno di affetto e di essere accuditi. Spesso abbandonati da figli ingrati vivono poveramente in casette ormai disordinate o sono costretti ad andare all'ospizio che spesso rappresenta per loro l'anticamera della morte. Intensa e profonda. Stupenda.

L
Lorenzo Crocetti26 agosto 2009

Sempre all'altezza il Tarabella, anche in questa poesia densa di un feroce sarcasmo nascosto a tratti dalla reltà di una costante soffusa disperazione.

Anna Maria Obadon26 agosto 2009

Realistica e scorrevole... quante figure di anziani ho ritrovato in questi versi apparentemente faceti ma in realtà di una tristezza immensa. Quanti figli si disinteressano dei propri genitori o li trattano veramente male non pensando che anche loro invecchieranno se gli sarà dato di vivere. Piaciuta immensamente.

Kiaraluna26 agosto 2009

Questa poesia è un capolavoro... di verità tanto amara da non poterla inghiottire! Scritta magistralmente, il vernacolo ne esalta il contenuto, terribile e grottesco nella sua dolcezza... I vecchi, spazzatura che nemmeno l'ASL vuol portare via... Un autentico capolavoro, mi ripeto... da incorniciare e dedicare all'incoscienza e all'egoismo.

O
Orma Detruria26 agosto 2009

allora che dire, rendo pubblica l'emozione per ritrovare in questo pigiapigia un pezzo di vita che è nella lingua e nel lessico comune, alla grande statura di un uomo che non vuole apparire e che c'è tutto, che non tedia mai col suo sarcasmo e la sua forte capacità intellettiva... mi compiaccio per la bella biografia, mi ricorda qualcosa di inimitabile, di carattere familiare.

Antonella Bonaffini26 agosto 2009

tu mi sorprendi ogni giorno di piu'...che dire se non che sono ammirata da cotanta sensibilita'?la conservo tra le mie preziose...

AlexMen26 agosto 2009

Una gradevole storia che racconta la vecchiaia di tante persone, che dopo una vita passata a lavorare, si ritrovano da sole spesso abbandonate anche dai figli...è ceruda ma racchiude la verità dell'oggi, di certo, non tutti gli anziani hannoq eusta sfortuna... ma ce ne sono tanti in queste condizioni. Apprezzata e sentita!