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Dialettali 5 settembre 2009 · lettura 1 min · 3958 letture

Figghi d’infernu

Elisabetta Randazzo 759 poesie pubblicate
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Chi manu nte sacchetti pedi fitusi... sputanu lacrimi nun trovanu ne casi ne paisi Figghi d’infernu cu l’ali taghiati di carni scurciata e spiranza... tò cori
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L'autore
Elisabetta Randazzo

Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce

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Commenti (9)

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Gabriella Caruso5 settembre 2009

Si diceh che la vita è difficile per tutti. Sarà! per alcuni è proprio indignitosa e umiliante. Si fa tutto pur di sopravvivere e non c'è spazio per altro. Il vernacolo rende questa poesia ancora più preziosa ed efficace

Paolo Ursaia5 settembre 2009

Graffiante... un dramma sociale, in versi di grande potenza espressiva. Molto piaciuta

Lina Sirianni5 settembre 2009

E' proprio l'inferno sulla terra quello che vivono molte persone, versi che danno il senso della povertà estrema ... molto efficaci

Antonella Bonaffini5 settembre 2009

Graffiante ed incisiva... il dialetto ne intensifica la potenza espressiva... bellissima!

Gaia22 Tiziana Porcelli5 settembre 2009

Breve ... intensa... vera in tutto il suo essere. Il dialetto sicuramente da forza a ogni parola esaltandola... Molto apprezzata...

Jeannine Gérard6 settembre 2009

anche se letta con molta difficoltà, credendo che FIGGHI era la frutta, ho subito vedendo i commento che si trattava di figli dell'inferno con ali tagliate pieni di speranze, che non hanno avuto la fortuna di crescere nel benessere, e questo dramma sociale è purtroppo da sempre, e purtroppo è triste vedere tanta miseria, dramma sociale che si vede ogni giorno, molto intensa come poesia, sentita, e tradotta con fatiga veramente,è come dice rosa nella baccheca

mp47pasquino6 settembre 2009

Drammatica essenziale pari alla spada di S. michele che lacera l'anima... profonde crude e reali come un pugno in pieno stomaco quando si ride... questo è stato capace l'autore, la capacità di condensare, serrare carbone in un pugno e farne scaturire cristallo di roccia...

Giovanni Monopoli6 settembre 2009

una poesia che vive nel dramma sociale e recita eccelsa poesia in riflessione profonda da menzionare... bellissimi versi

Giacomo Scimonelli26 gennaio 2018

Figli dell’inferno... figli della disperazione... Con le mani in tasca e senza un presente a cui aggrapparsi vivono di stenti ... non trovano un posto sicuro dove vivere... sono senza casa e senza paese... Uomini, donne e bambini che sopravvivono con una povertà che li soffoca ed annienta... una povertà che è riuscita anche a tagliare le ali per volare, per sognare e sperare... povertà che non consente di vivere dignitosamente... Una poesia dialettale che rende bene l’immagine di questi figli disperati senza nessun futuro