Senza dubbio
Reggio è il tuo sguardo armonioso
mentre una soave stilla solca
con incedere insolente ma, piano
quelle gote rotondeggianti di timore.
Due brillanti incastonati da maestro
sono gli occhi tuoi, rigonfi d'ansia
nell'attesa di un porgere d'inchino
nel manifestare il mio orgoglio
nell'essere indegno uomo tuo.
Perdona questo vile indomito
per il dolore che procurò,
non voleva d'essere un inganno,
solo la paura di perdere libertà.
M'accorgo ora innanzi a te
di quanto stolto fui nel pensare a te
mia regina,
come carceriere e non come fata,
dei miei sogni sei padrona,
sovrana dell'essere che nulla è
senza il tuo sguardo dolce
che placa ogni dubbio in me.
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