Le Croci Uncinate

Nella mano destra
teneva leggero il sigaro
e al fumo ci teneva appesa l'aria
nell'altra teneva la morte
e ci giocava
come fosse il sigaro della destra
mancino
il tiro lo aveva pronto
e il freddo era pesante
noi
solo tanti punti sparsi
persi
troppi
si stava su
come scheletri appesi
come il grano al mese di giungo
che nei campi al vento mareggia
i nostri occhi rotti
le nostre orecchie tonfe
un giorno
di inutile follia
e poi tutto quel bianco
tutti quei piedi
tutto quel gelo
e tutti i nostri sogni rimasti
e niente altro
che quelli
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Commenti (2)
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Antonella Borghini Anto Bee10 settembre 2009
veramente apprezzabile questa poesia ... da leggere con attenzione.
Zima10 settembre 2009
l'autore di questo scritto si prende un compito importante e "pericoloso", parlando di storia con la stessa capacità oratoria di chi, quel pezzo di storia l'ha vissuto. non da storico, non da giornalista, non scolastico, e non per niente utilizza, nella seconda parte del testo la prima persona plurale, con la quale ci proietta in quello scenario e ce lo fa vivere sulla pelle. traccia un ritratto del Fuhrer accattivante e così vivido da mettere i brividi e lo fa con originalità e competenza. una poesia che cattura. molto apprezzata!

