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Morte 14 settembre 2009 · lettura 1 min · 5264 letture

Agonia e morte di un pazzo

A
Alessandro Di Costa 13 poesie pubblicate
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Un grido più scuro della notte agita il vomito spumoso del passato, estirpando dallo scalpo levato la pulsante coscienza del presente. Come un verme parassita cresce a dismisura, accoppiando nel suo ventre sofferenza e paura. Lame invisibili lacerano la carne, sottili quanto l'aria. Ogni colpo accresce il grido. Dal cielo montagne d'acqua nera, negli infiniti tagli più ardente del sale. Tutto il corpo tremando diventa sofferenza, non percepisci più nulla al di fuori di essa, quando anche l'anima bruciando si fa nera. Allora speri la fine nelle onde che travolgono e sommergono, come il tempo che tutto copre.
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Quando le visioni oniriche della pazzia si mischiano all'agonia della morte. Poesia composta diverso tempo fa, in un momento di ambigua ispirazione, indaga un terreno poco battuto finora, come quello che precede la fine.

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L'autore
Alessandro Di Costa
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Commenti (8)

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Cuccu Anna Maria15 settembre 2009

Molto incisiva e intensa. Sentimenti di follia e sgomento che possono precedere la fine dell'esistenza di un folle. Molto apprezzata.

Gabriella Caruso15 settembre 2009

Poesia che raggela. E' così raccapricciante da risultare proprio efficace Non so se mi è piaciuta o no, ma certo mi ha colpito e l'ho letta con interesse

A
Animarea15 settembre 2009

Visionaria, cruda... potrei definirla "bellissima" ma sarebbe un complimento banale che non renderebbe le riflessioni che i tuoi contenuti e la maniera di tradurli in parole mi ispirano. Ci sarebbe tanto da dire... soprattutto che, secondo me, non è pazzia quella che descrivi ma l'agonia di un'anima sul punto di morire per il dolore.

Giorgia Spurio17 settembre 2009

è il tema che attrae: agonia e morte di un pazzo... che cosa succede all'interno della testa di un pazzo? soffre o è già morto? si accorge della sua morte? gode della sua follia? ama la sua agonia? la pazzia è così inquietante e oscura, e nello stesso tempo così affascinante come tutto ciò che è ignoto... e ciò vale per questa poesia

Simone Bello25 settembre 2009

Una delle poese più crude, a mio parere. Ma di un'espressività invidiabile. Sinceri . Molto apprezzata

L
Lorenzo Crocetti29 ottobre 2009

Una poesia dettata da forte ispirazione e avvicinamento al più crudo gusto gotico dell'orrido. Non mi cimento in un lungo commento quando capisco che la poesia non lo richiede. Qui c'è solo da leggere, e percepire nelle vene il terrificante momento dell'agonia e della morte . C'è però un raggio di speranza alla fine della poesia. Le onde di tale sofferenza dovranno pur acquietarsi, ed il grande benefattore sarà proprio il "tempo". Che tutto ricopre ponendo nell'oblio le cose... E quindi annullando anche la sofferenza.

Anna Maria Scamarda29 ottobre 2009

Nei versi, traspare vivida e spiccata la fantasia dell'autore, che si addentra nell'oscuro e terribile tema della pazzia, seguita dalla morte liberatrice di ogni affanno ... In una descrizione artistica adeguatamente cruda e di grande effetto!

Saldan4 dicembre 2009

Particolarmente affascinante, con versi molto crudi che descrivono un tema alquanto ignorato dalla maggior parte delle persone... l'agonia di chi non viene considerato "normale" (ma chi lo è del resto) bellissimo componimento, soprattutto per l'originalità del tema trattato, bravo!