Tu sai
Vieni, dammi la mano.
Sei stanco, anch'io lo sono.
Sediamo a quel muretto
dove in troppi hanno detto
ti amo approssimati
per eccesso o per difetto.
Noi no, noi siamo strani,
noi preferiamo i fatti
a vuoti verbi astratti.
Amore che fa e non dice.
Tenerezza che ricuce.
Mio trasparente, lieve
ippocampo in travaglio,
è pura luce il figlio
che nasce da doglia
di drago. Meraviglia
che non ha paura,
fiamma che vuole cura.
Guarda, lui ci somiglia,
lui è quello che siamo.
Più di un vuoto ti amo.
Mio trasognato, mite
ippocampo in ambascia,
tu sai che non ti lascio.
E' puro amore e tace
per pudore, la brace
da tocco di drago
che brucia e non muore.
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