La torta
La mano ferma e lieve,
schiude il geloso guscio.
Il suo prezioso carico
si spande, tra candide
dune di zucchero.
Il velato albume
scioglie l'abbraccio
e libera il rubicondo
tuorlo. Sole
fiammeggiante
tra nubi cristalline.
Quasi dispiace
rompere l'incanto
alla frusta impetuosa
che batte, scuote
ed avviluppa in turbini
la voluttuosa crema,
pronta ad accogliere
le gocce d'oro
del burro lacrimoso.
Poi, come neve,
scende la farina
e tutto avvolge,
al tutto si confonde.
Docile segue il gesto
lento
l'impasto spumoso
e assorbe in mulinelli
il lievito laborioso.
Ora, il calore
completa l'alchimìa.
Tutto si placa,
mi siedo e guardo
e attendo,
con la gioia trepidante
che precede un lieto evento.
Ecco che sale,
un poco si rigonfia,
con calma, senza fretta,
poi si ferma.
La crosta sottile s'indora,
sale ancora, pian piano.
Si forma una crepa,
s'allunga, s'increspa,
si espande a formare un cratere
e lascia affiorare
il morbido cuore goloso,
lucente.
L'aroma si diffonde
e invita gli altri sensi.
La prendo.
E' calda, spugnosa,
rotonda.
La torta è pronta.
Si concede arrendevole
alla lama tagliente
generosa si offre al palato.
Si scioglie, si effonde,
dilaga.
Infine, ogni senso si appaga.
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