L'urlo
l'urlo che d'improvviso
lacera l'annoiato silenzio
delle mie insonni notti
è il mio che rabbioso
si rivolge a quel
Dio misericordioso
ma verso me bastardo
e fetente che ho smesso
di cercare pregare
e forsanco amare
quel Dio che m'irride
che frantuma le mie ossa
che la mia carne ferisce
e le mie pene non lenisce
e la domanda è la stessa
ormai da giorni e mesi
che si son fatti anni
una domanda che accompagna
i miei dolorosi affanni
- che t'ho fatto io
per dovere così patire
senza neanche avere
certezza di guarire o morire? –
e tu silente nel tuo silenzio
continui a martoriare
il mio corpo sfatto
che a fatica trascino
per un mondo distratto
che ammantato in un velo
d'irridente e inutile pietà
ascolta levarsi in cielo
le mie urla rabbiose
che vogliono dire
che non sarò io
a troncare questa vita
ma dovrai essere tu
se avrai coraggio e forza
di sfidare la mia scorza
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