Cena di borghesia
Parvero subito pubblico feroce
con alleanze d'invettive mute
e non commensali gli invitati
Feci la voce grossa e raccolsi
l'omaggio degli stupidi
col viso rosa- nero come catrame
sperimentale sotto il peso dei passi
della dignità in diserzione
che mi aveva promosso a riferimento
per le salme ideologiche
Nella cupa aria del voluto destino
illuminato da comete di sorrisi
si irritarono i megalomani
videro interrotta, forse dispersa
la linfa vitale della ruffianeria
costretta negli alibi di farse
e interruppero la cena tra il finto stupore
di occhi delle signore
coperte da vestiti consigliati
eccitate dal dissenso
con le labbra gonfie
separate da tagli di lingua a ruota
bagnata dal represso astio
del cuore anarchico, stanco di ricerche
impigrito di presenzialismi blasonati
nelle prigioni dell'etica
A tale accadere i malati di ipocondria
avvertirono l'impotenza degli organi
confinati sotto la cinghia
immobili nel raccogliere i messaggi
di allusive trasgressioni
Ospite al di sopra delle parti
l'unico cornuto rinsavito, giustificò
lo scontato abbandono come prezzo evolutivo
e trasferì a Dio l'incerto compito
di vegliare le anime a disagio
e al diavolo quello di esagerare
il tutto per una partita pari
poi da risolvere
allo scontro di rimando
Poi
la musica pagata intervenne
per dare dignità al compenso
e le note azzerarono le posizioni prese
dall'umanità evoluta
che allentò per l'abbandono
i corrotti istinti
assorbiti dalla vacillante arte
che recitò nella mediocrità
lontana dall'allietare i cuori.
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Commenti (1)
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Hariseldom26 settembre 2009
io penso che tu abbia davvero fatto quello che la poesia lascia intendere, la rivoluzione non può attendere mai
