Una pagina per due

Quelle come te
si arrabbiano,
creano e soffrono
dipingendo sogni impossibili.
E se tu non cambierai,
sai... me ne vergogno un po',
forse la colpa è solo mia,
per averti imposto il morso e poi la briglia.
A me spettava
d'infiammarti il cuore
e non lasciarti colma di rancore.
Ma quella porta l'hai voluta chiusa,
e se l'amore lascia il posto all'odio
resta soltanto un vuoto,
una presenza
in un rimprovero velato.
Ormai non l'aprirai,
quella porta l'hai sbarrata,
e oltre quei battenti c'è un abisso
dove non meriti davvero di finire.
Ti prego Dio, fa che non sia triste,
che non lasci più cadere quella briglia,
e che mai possa provare
quanto fa male l'odio di una figlia.
A mio padre (2006)
Quelli come te
si arrabbiano,
creano e soffrono,
dipingono fiabe
su tracce di vita passata.
Graffi sul tempo,
solchi di te e di me.
Eri tu,
a dirmi sempre
che sbagliavo,
mentre io non capivo
la freddezza dei tuoi occhi.
Tu eri mio padre,
una montagna,
un'immagine difficile da imitare,
una vetta troppo alta da scalare.
Tu eri l'urlo
in fondo ai miei pensieri,
io non ero nulla.
Eppure,
se tu avessi provato...
anche una sola volta
a guardare nei miei occhi
o avessi stretto le mie mani...
questa vita
non ci avrebbe calpestati.
Se mi avessi
mostrato un tuo sorriso,
questo cielo così grande
si sarebbe illuminato.
Quanto tempo perso, pà...
per capire quanto poco tempo
abbiamo per morire.
Ora,
accanto al fuoco
ti osservo
schiavo del silenzio,
e piango
quando mi guardi
senza più vedere.
Sul volto tuo la vita...
la tua,
perché la mia
non è stata mai vissuta.
Non te ne andare pà...
io non ti ho mai odiato,
dai, restiamo ancora un po',
cerchiamo di capire
le ragioni della vita
che ci ha vinti...
Ora papà...ora!
Domani no,
domani dovremo dirci addio.
©
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Commenti (2)
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Daniela Messana30 settembre 2009
Questa è una vera pagina di vita. Sai quante volte ci si chiede perché i padri ostinati nel loro essere non riescano mai ad entrare nel mondo delle proprie figlie... ho vissuto anch' io il silenzio di mio padre e alle fine dopo la sua morte l'ho trasformato in dialogo immaginario che avrei tanto voluto sentire molto tempo prima. Va cosi', l'importante è capire, anche se il nostro capire viaggia lontano e non sempre accanto a chi ci vive. L'ho vissuta con te questa tua, intensamente. Costruita molto molto bene.
Stefano Sivo30 settembre 2009
Il mestiere di genitore ...difficile e improbo almeno quanto quello del figlio... due figure a confronto lette in questi versi davvero toccanti che mi hanno rapito fino alla commozione... poesia bellissima!

