Epitaffio 63- 64
Toglietevi il cappello
qui giace il Sommo Poeta
-in realtà mi diedi da solo
quest'elogiativo titolo
non per armonie sublime
di parole stese su fogli
totalmente ignorati
ma in virtù d'anima libera,
vissi pecora nera
dissidente a schiavitù ruffiane
di gregge e arroganze pastorali stupide
-Senza vero talento e difese di potere
poesia irradiante al cuore fu anarchia
-Scelsi in speranza a eleudere
fauci di lupi e non facile pastura ingrasso
premio letargia anticamera al macello certo
-Oh! penosi visitatori
calcati in massa su cieca identica strada,
ognuno singola illusoria autocelebrativa gloria
in brutta copia a l'un l'altro,
abbiate almeno flebile coraggio
a designarvi una croce fuori moda
sarà deretano di lucciola
a illuminarvi attimi d'anonimato eterno
-Che siano tizzoni ardenti, mani
se dopo aver letto quest'epitaffio
portate al basso ventre
o scagliate al primo ferro
...amen...
-
EPITAFFIO 64
Vissi coniglio
e ogni frusciò
parve postino di morte
in oasi rosicchiata
da deserto tra falchi
addestrati al riporto
da predoni
-Pelle da riempire
mendica di carni
fu il silenzio
-Orologio di dimenticanze
giaccio quì verso fine- corda
in attesa porti ultimo fiore
la mia ombra, unico amore
che mi sopravvisse
-Riposare in un'antologia di lapidi
la mia redenzione sognata,
ma casomai ci fosse,
i morti hanno caverne
e non occhi per leggere
-Oh! voi che vedete l'epitaffio,
venite presto a questo regno
a indicarmi il numero
della pagina col mio nome
...amen...
-
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