Boia bianco
Morboso figlio
della solitudine,
schiavo del tempo,
muovo solo la mente
ed invecchio col legno,
in questa pianura polare
dominata dal vento,
lascio il mio corpo scoperto
alla mercè dello sdegno,
e con l'animo volo
nel cielo più terso,
per non tornare più indietro.
Non privo d'orgoglio
e di sapor di sconfitta,
senza lingua né denti
richiudo tutte le porte,
aspettando silente
la pena già scritta
da mani lontane,
che han firmato la sorte.
©
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