La bambola

Il mondo scoperchiato
tra le tue dita esperte:
soffitto di cartone lilla
a fiori finto- damascato.
Mi siedi sul tuo letto,
le ginocchia strette,
le pieghe della gonna
accartocciate dense.
Mi sfiori, e poi,
ad uno e a cento
i veli mi sfiorisci.
Sfiniscimi di sangue
e capoversi vivi,
tra i boccoli di nylon.
Le trine abbandonate
e le tue dita scheggiano
la porcellana bianca
che intrappola la pelle.
Mi siedi sul tuo grembo,
le ginocchia larghe,
le pieghe della carne
esposte schiuse.
Mi torci, e poi,
ad uno e a coppie,
i seni mi tornisci.
Straniscimi di assensi
e negazioni arrese
all'unico sovrano
che mi sei fiato
e forma sconosciuta
e rischio e perdizione:
Il letto, un cielo sfatto,
ed io che ero una bambola
e tu che sei il destino.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
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