Che coro fosse non s'immaginava
Ridatemi i miei angoli
che ho disperso fra le vostre mani.
Rivoglio quel minuzzolo d'ingegno
ch'ho dissipato per compiacervi.
Devo recuperare quella fiaba,
quel bosco incenerito,
quello straccio di lana colorata
che misi al vento a garrire
come indegna bandiera.
Ridatemi il cesto colmo di vocali
ch'io vi portai al tempo dell'afasia
ora le rivoglio, con le sillabe miserabili
che ne traemmo insieme mormorando.
Siete un esercito di gente persa
e spazi interminati vi separano
da ogni verità. Questa è sapienza?
Il vostro tempo che non è più il mio
crolla disfatto dalla vostra ignavia.
Noi balbettammo insieme gli esercizi
per diventar cantori senza intoppi.
E poi cantammo sulle false piste.
Provai senza timore a spacciar sogni
che alcuni tra voi sognarono più volte
senza trovare l'estro di dir grazie
a chi li procacciava con costanza.
(Vi piace la distanza e non importa
se nel petto il cuore v'urla d'apprestarvi:
così faceste il vuoto rubando
ogni fonema, e nessuno s'accorse
dello stridore delle dissonanze).
Vuotai lo scrigno dei tesori antichi
forse di favole, forse di leggende
forse di frasi profumate e terse
tratte dalle preghiere primigenie.
Ogni memoria corticale impressa
vi regalai sperando di cantare.
Che coro fosse non s'immaginava
giacché furono i sordi i primi a udirci
e v'illudeste, c'illudemmo insieme,
d'aver raggiunto l'armonia celeste.
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
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E
Emma Bricola20 ottobre 2009
molto bella questa tua, come sempre scrivi versi stupendi