Il meccanico
Stanco affamato, a fine lavoro
nel tornare a casa seguì d'istinto
per kilometri il camion, masticando
la foto pubblicità del pollo arrosto
sul portellone e con la mente srotolò
i ricordi sui kilometri fuori conta
-Poi si rese conto che la benzina
consumata costava il doppio del cibo
e la pellicola d'asfalto a fine corsa
era benda di sequestro agli occhi
-Rinunciando all'esca pensò ai pistoni
del motore che inseguivano le valvole
e che le avrebbero potuto acciuffare
solo a fine tragedia di grippaggio
smontate, rotte sul banco di preventivi
-Subito la mente si incupì,
certi organi meccanici al pari d'umani
in contesto d'amori platonici
per stesso progetto d'armonia,
ne condividono il fine col mezzo
senza mai colmare desiderio di toccarsi
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Commenti (1)
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Giorgia Spurio24 ottobre 2009
siamo noi meccanici? o noi stessi siamo macchine? una poesia che fa riflettere sull'uomo macchina perseguitato da se stesso sull'autostrada della vita.
