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Introspezione 24 ottobre 2009 · lettura 2 min · 1452 letture

L'Aquila

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Benito Ciarlo 229 poesie pubblicate
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L'AQUILA Premonizioni a iosa suggerivano di non cercarti. Inutilmente. In mille strade l'anima lanciai per incontrarti. Ma sei fuggita sempre quasi che il mio dolore t'annoiasse. Fu quindi logico prepararsi a ricevere quella nuova certezza. Rabbrividì la terra sotto i piedi sebbene mi trovassi su una nuvola. Fremendo disperai d'esser capace di sopportare questo strano stato che vuole ch'io sia orfano e patrigno. Non seppi misurare l'intensità del sisma che seppellì il mio cuore. Nella fornace ardeva il fuoco delle mie vecchie primavere spente a cuocer tegole, per dissipare altri odori. Il lezzo mascherato del silenzio stordiva.(Trattenere il respiro è un esercizio che non s'addice a chi passa di corsa). Fu così che ti rividi, mentre premevi un fazzoletto al naso per risparmiarti un frammento di presente. Perciò risi di cuore. Mi vidi – tanguero goffo – ballar da solo sul pavimento fatto di lusinghe. Il Fato s'ingegnò di disegnare arabeschi possibili di fine, labirinti. (E non vale annotare sul taccuino il sangue che riversa la ragione sulla mia testardaggine malata, se d'ogni strada il tentativo porta al finale drammatico che incombe). Il latrato dell'alba, vessatorio, sciorinò sotto gli occhi il vero dramma: il ciclo s'era chiuso com'era cominciato, nel tremito violento della terra. Case sventrate, piazze seppellite, gente passata per morir dormendo gente sopravvissuta, gente assente. Noi, sgretolati come muri falsi.
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L'autore
Benito Ciarlo

Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat

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Commenti (1)

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Giorgia Spurio24 ottobre 2009

il destino come un terremoto, e un dolce ricordo va al L'Aquila.