La notte della paura

E' la notte della paura,
quella dei morti
che sono risorti,
la notte più scura.
Presso un cimitero abbandonato,
un angelo in marmo dal collo spezzato.
La sua testa staccata
su una vecchia tomba abbattuta.
E più in là nella notte inoltrata,
un'antica chiesa caduta.
Dalle vetrare infrante
sporgono schegge minacciose
e le statue delle sante
proiettano ombre mostruose.
Stanotte tutto è paura,
anche il bene.
Il soffio del vento,
le stelle del cielo,
il rumore di una foglia sul cemento,
un corvo fiero.
Stanotte tutto è paura,
anche per i forti.
E' l'orrendo carnevale
dei morti.
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Commenti (1)
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L
Lorenzo Crocetti29 ottobre 2009
Penso che l'autore alluda all'ormai imminente "notte di Halloween", in una poesia che, come forma ed espressione, è composta molto bene, suscitata da un evidente gusto per il gotico, che del resto è confermato e riconosciuto ampiamente nella nota. Voglio pensare che al fondo di questo elaborato (ottimo, lo ripeto) più che l'accondiscendenza a questa "insulsa" festa così lontana dalla nostra tradizione ed importata anche con fini prettamente consumistici, l'autore abbia voluto nascondere un senso d'ironia dietro l'apparente accettazione di una festa così estranea al nostro sentire. Ho detto "al nostro" e se anche fosse solo il mio, mi basta. Lo si prenda allora come un "pluralis maiestatis" .