Puzza di morte
Giorgio Lavino
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Nocciolo di frutto la luna
ci osserva severa.
E' sempre notte
in questi viottoli in cui esala
puzza di morte.
E dove
il male amministra
uomini e cose.
E' rossosangue
il colore
di questo agro di polvere
e cemento
collera
di un dio
stanco e deluso.
Mani di boss
stringono
mani
di gente comune
e contagiano loro
la puzza di morte
appiccicata sulla carne.
Coriandoli di pensieri
tracciano immagini di sangue
che sfiorano le menti
e poi si sbriciolano
in paure che vengono
da lontano.
Strumenti
che non trovano
le giuste note
le bocche mute
non guariranno mai
perché qui
il primo battesimo
si fa con la paura.
Le madri recitano
a memoria
la ninnananna ai figli
ammazzati.
La ripassano
ogni giorno
per interpretarla bene
il giorno della loro esecuzione
che sanno arriverà
perché sentono puzza di morte
sulla pelle dei loro figli.
L'arbusto del male
è ora vecchia quercia
che nemmeno la forza
di mille buoi
riuscirà a buttare giù.
Tutte le verità sono
sprofondate negli abissi
dei mari
e solo un nuovo popolo
riuscirà a portarle a galla.
©
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
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