La rosa ha perso il suo gambo
Giorgio Lavino
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Una strada piena di sogni
è diventata un quartiere di polvere
e cemento e alla fine una città
senza sole.
C'era una volta qui la fantasia.
Scappò via con l'arrivo dei primi
mostri di mattone.
Ed ecco ora al suo posto la solitudine
che non vuole più andare via
dal primo all'ultimo piano
di ogni palazzo.
Sina, vent'anni e un'anima
di latte, ha paura di
perdersi in una notte senza luna.
Insieme alla sua vecchia casa
sono morte anche le corse nel cortile,
le parole di tutti i colori, i sorrisi del cuore,
il calore delle strette di mano.
Ora Sina non sa più dove
coltivare la noia con il
seme della gioia. E' rosa che ha perso
il suo gambo, goccia di sole che
rischia di essiccarsi. Rema a fatica
con dentro l'angoscia del suo mondo perduto,
delle grandi cose lasciate in un piccolo spazio
ora lontano.
Bambini che giocano al pallone
sui marciapiedi e con la morte
ogni volta la palla finisce
in strada e le auto inchiodano.
La città dove vivo parte da lontano
ed arriverà chissà dove.
Migliaia e migliaia di corpi intrappolati
dentro una striscia continua di soli mattoni.
Qui la morte passa ogni giorno
con la maschera del silenzio,
con il volto della menzogna,
con la falsità delle promesse,
con la falsa presenza dello Stato.
©
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
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