Eravamo noi
Giorgio Lavino
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Dove sono i mille colori dei miei compagni,
le corse verso i sogni dei miei vent'anni,
le magìe della libertà, le mie magliette
color sudore.
Eravamo sassolini capaci di rovinare dalla montagna,
meglio di grossi macigni. Eravamo vacillanti
foglie ad un caduco ramo senza paura di cadere,
tenere stelle nel cielo della libertà senza nessuna
paura di poter finire.
Dove sono le illusioni che non ho perduto,
le mie ansie, le mie paure. Dove i sogni,
segugi instancabili nelle interminabili notti.
Dov'è la luna che mi accompagnava anche
di giorno.
Eravamo noi, e avevamo tutti i soli da dividere e condividere.
Eravamo noi, e avevamo tutti i mari da pretendere ma per tutti.
Eravamo noi, e vedevamo l'orizzonte con la nostra fantasia.
Dov'è il profumo di qualche mille lire in tasca,
dove sono i silenzi di mia madre, le urla di mio padre,
dove sono quelli che ho tradito, quelli che mi hanno tradito,
le idee che non cambiavo mai, dove sono i miei vessilli,
e i miei simboli, dove sono i blocnotes di Peppe.
Dov'è l'orizzonte.
E dov'è la mia fantasia.
Eravamo noi navigatori infiniti in cerca di una terra nuova
che non abbiamo mai trovato. Ci siamo persi in un
sogno finito e nessuno viene a cercarci.
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
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