Bebe
il sogno, la follia, sensazione unica, malattia
serpe che naviga le vene, pulsa e comprime,
pulisce, spazza via.
Piano, lentamente, poi, sempre più forte la musica entra dalla pelle
la voce roca, sussurro, carezza e l'afferrare stretto.
T'osservo e son preso
da quello sguardo gitano,
occhi profondi, neri, occhi di cielo,
e quel profilo, quel falco in volo,
la poca carne a ricoprir le ossa,
il fremito comprime la passione.
Gonfia i polmoni, agita il respiro là dove agisce il muscolo,
vaso d'espansione
poi libera l'aria, lasciala scorrere verso la gola, e giù nel basso ventre
attraversar la pancia e l'antro sotto il monte,
sapor di luce dalle gambe a salire,
a far pioggia di questo tuo umore.
Amare non chiede l'esclusiva, né il ritorno,
non si sottrae, non si butta via
aver trasporto, moltiplicazione, sia donna, uomo o cane, alba, tramonto.
Amare è poesia, lucida follia, vene che gonfiano sul collo
schiena che si fa solco nelle reni, e goccia fredda di piacere,
sudore.
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Commenti (2)
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Gaia22 Tiziana Porcelli15 novembre 2009
Versi che trasportano quasi in un crescendo smisurato per l'intensità che ogni parola che li compongono riesce a far trasparire... Letta tutta d'un fiato e apprezzata...
Lina Sirianni15 novembre 2009
Condivido pienamente il commento di Gaia e condivido anche il pensiero espresso nella poesia... "Amare non chiede l'esclusiva ne il ritorno"... Splendida

