Eccoti, o Signora
Eccoti o Signora, ti aspettavo
Impietosa e cinica ti sei mostrata nella tua piena interezza,
hai portato avanti il gioco subdolo tuo celandoti nelle mie viscere,
fino a che la presunzione ti ha portato a scoprire le tue fetide carte.
Vieni o Signora, io sono qui!
le mie carni hai voluto servire al tuo tavolo,
il mio sangue hai voluto mescere al tuo banchetto,
le mie lacrime hai voluto per mondare le tue putride mani.
Guardami o Signora, per l'ultima volta.
Guarda i miei piccoli occhi, se ne hai il coraggio
perché ci vedrai dentro tanta di quella vita
che di te non rimarrà che un semplice nulla.
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Commenti (3)
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Nemesis Marina Perozzi23 dicembre 2009
Un grido di dolore, di odio, di orrore da non lasciare scampo. Un'invocazione disperata per un amore negato, tradito, abbandonato... Una sfida contro la Morte, quella reale e quella metaforica dell'oblio, che assomiglia al ruggito del leone, allo spasimo del lupo, all'agonia dell'anima...
P
Paolino23 dicembre 2009
Bella, forte intensa tumultuosa; una sfida impari ma convinta. Versi stupendi nella sua tragicità. Da incorniciare!
Sara Brayon24 dicembre 2009
Macabra, dura, urlata, una sfida impari con una conclusione disperata e tenerissima. Bella!

