Satira
1 gennaio 2010
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Satirae Temporis Aequalis, I. De Amore
Iuliae amicae
Ho desio di capir da te, mia amica,
quale che sia d'amor l'ascoso senso
ch'essa mi par di suono assai nemica.
"Tal non dev'essere" tra me ripenso,
"L'accezion sua di certo m'è sfuggita!"
e scoppio a lacrimar d'un pianto denso.
Se questa lettera a pensar t'invita
di quel che Amore dà e di quel che toglie
avrò la meta mia un po' conseguita.
Il mio terzo decennio sta alle soglie
e non intendo ancor la sua esperienza
se non per pianto mesto e tristi doglie.
Non so che farne della mia sapienza,
tanto che la trasmuterei in amore
perché di lui non riesco a viver senza.
E già divengo rosso per bollore
di rabbia e di vergogna ch'entro covo:
d'alto intelletto, ma voto di cuore.
L'uman cos'è, se non di vizi covo,
allorché sia privato dell'affetto,
la sol natura verso cui mi movo?
Non che morale voglia far, l'ammetto,
ma certo m'era illuso d'amor vero
che unisce e lega sì forte e perfetto.
Esso non è che inganno più insincero!
Non v'è quel puro mondo per i buoni,
ché ogni cosa vien fatta per l'altero!
E di ciò pieni e rotti ne ho i "coglioni"!
Non sopporto subir turbe mentali
come ascendente tra i stellar scorpioni!
Stolto, che in alto sventolavi l'ali,
quando il mondo mirava tutto in basso!
La virtù non convien più che si sali!
Questa ha lasciato all'immorale il passo:
il tutto avvenne con facilità
e ognun rigioca l'onestà al ribasso.
Altro che vergini in verginità!
Altro che spose decorate in bianco!
Altro che casta e uman virilità!
E tutto questo, ahimè, sarebbe il manco:
quanti non han ritegno dell'amore
giacendo nudi allo straniero fianco,
sol per riempire di piacere l'ore?
Emancipati, ma schiavi dei sensi!
Per loro, infine, l'erotismo muore...
Amica mia, di questo tu che pensi?
...
Ecco mi sovviene un altro pensiero:
perché la donna solo al più banale
rivolge il suo interesse caldo e fiero?
M'ero illuso ch'avesse peso uguale
nella passione della donna amata
esser belloccio ed esser sì geniale!
Invece io vedo la cura sì insensata
che la donna dirige all'apparenza,
d'aspetto più che mente innamorata.
L'esser sovrasta la volgar parvenza!
"Se' meglio te che cento palestrati!":
a questa frase voi non diate udienza!
Ché poi son questi in letto venerati
come fossero Adone reso vivo
e voi giacete soli raggelati!
E pur dimenticate il far lascivo:
ei non s'addice ad uomo sì sfigato
che di bellezza e fascino sia privo!
Già l'uomo di bassezza vien tacciato
nel mentre ammira le fattezze altrui,
inver'la donna non compie reato.
Or dunque vo' saper che dite voi.
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