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Satira 1 gennaio 2010 · lettura 3 min · 1397 letture

Satirae Temporis Aequalis, I. De Amore

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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Iuliae amicae Ho desio di capir da te, mia amica, quale che sia d'amor l'ascoso senso ch'essa mi par di suono assai nemica. "Tal non dev'essere" tra me ripenso, "L'accezion sua di certo m'è sfuggita!" e scoppio a lacrimar d'un pianto denso. Se questa lettera a pensar t'invita di quel che Amore dà e di quel che toglie avrò la meta mia un po' conseguita. Il mio terzo decennio sta alle soglie e non intendo ancor la sua esperienza se non per pianto mesto e tristi doglie. Non so che farne della mia sapienza, tanto che la trasmuterei in amore perché di lui non riesco a viver senza. E già divengo rosso per bollore di rabbia e di vergogna ch'entro covo: d'alto intelletto, ma voto di cuore. L'uman cos'è, se non di vizi covo, allorché sia privato dell'affetto, la sol natura verso cui mi movo? Non che morale voglia far, l'ammetto, ma certo m'era illuso d'amor vero che unisce e lega sì forte e perfetto. Esso non è che inganno più insincero! Non v'è quel puro mondo per i buoni, ché ogni cosa vien fatta per l'altero! E di ciò pieni e rotti ne ho i "coglioni"! Non sopporto subir turbe mentali come ascendente tra i stellar scorpioni! Stolto, che in alto sventolavi l'ali, quando il mondo mirava tutto in basso! La virtù non convien più che si sali! Questa ha lasciato all'immorale il passo: il tutto avvenne con facilità e ognun rigioca l'onestà al ribasso. Altro che vergini in verginità! Altro che spose decorate in bianco! Altro che casta e uman virilità! E tutto questo, ahimè, sarebbe il manco: quanti non han ritegno dell'amore giacendo nudi allo straniero fianco, sol per riempire di piacere l'ore? Emancipati, ma schiavi dei sensi! Per loro, infine, l'erotismo muore... Amica mia, di questo tu che pensi? ... Ecco mi sovviene un altro pensiero: perché la donna solo al più banale rivolge il suo interesse caldo e fiero? M'ero illuso ch'avesse peso uguale nella passione della donna amata esser belloccio ed esser sì geniale! Invece io vedo la cura sì insensata che la donna dirige all'apparenza, d'aspetto più che mente innamorata. L'esser sovrasta la volgar parvenza! "Se' meglio te che cento palestrati!": a questa frase voi non diate udienza! Ché poi son questi in letto venerati come fossero Adone reso vivo e voi giacete soli raggelati! E pur dimenticate il far lascivo: ei non s'addice ad uomo sì sfigato che di bellezza e fascino sia privo! Già l'uomo di bassezza vien tacciato nel mentre ammira le fattezze altrui, inver'la donna non compie reato. Or dunque vo' saper che dite voi.
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schema metrico: terzine dantesche, il consueto metro delle satire ariostesche intendo specificare il verso "come ascendente i stellar scorpioni": io sono astrologicamente parlando un acquario nato sotto l'influsso dell'ascendente scorpione, il quale è famoso per provocare turbe mentali nei suoi appartenti

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (3)

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Paolo Ursaia1 gennaio 2010

Forte ed elegante, classica ed impeccabile nella forma,...politicamente scorretta nel concetto. E tanto già basterebbe a farmi dire... molto piaciuta

G
Gianni Marras1 gennaio 2010

Satira divertente e acuta vergata in vere rime classicheggianti. Ammiro lo sforzo "tecnico" che sortisce un carme assai piacevole e di assoluto livello stilistico (che non guasta mai). Questa è poesia per come l'intendo io. Molto ma molto pregevole!

Silvana Poccioni1 gennaio 2010

Forte satira in (difficili) terzine dantesche, ben strutturate e quasi mai forzate nelle rime. Davvero apprezzabile.