L'odio

Si percepisce dietro alle palpebre,
nel notturno silenzio dell'angoscia.
Sempre figlio del troppo amare,
troppo superbo per il sospiro del perdono.
Nel suo teatro di attori deformi,
si eleva, profanando il senno,
marcendo nei ricordi impuri.
Si nutre di lacrime mai piante,
allagando il cuore in perpetua tempesta.
Restituisce i valori al fuoco tiranno,
tremano le sue membra selvaggie.
Quanto più saranno alte le sue ambizioni,
tanto più sarà profonda la sua fossa di oblio.
Davanti alla sua effigie malata,
verserà nel suo stagno di vergogna,
note di un violoncello pentito.
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