Favola di contrabbando
Favola triste di contrabbando,
te la racconta un cantastorie,
che però è un po' distratto
e perde sempre il filo,
filo ch'è di lana e serve a ritrovare
il verso,
tiro diritto senza alcun compromesso,
voglio giocare la mia mano,
tavolo da trucco delle tre carte
apparecchiato in un sottoscala,
sarò io il mio principe,
non col merletto e lo scialle
tinto d'azzurro,
ma rosso porpora colore
del sangue
quando diventa lava,
fatti lapilli sparati in alto,
sopra le teste coronate,
falla di spine e stringi forte
come le ginocchia a cavallo,
se monti a pelo lo fai da palio,
dimmi qual'è la tua contrada,
t'aspetterò lungo la strada
quella che porta in paradiso
Fiaba del gusto e del controverso
delle spinte date a scuola,
fiaba che dedico alla suora
che ho incontrato un giorno ad Alba,
dopo un'ora di parlare fitto
è scappata dal convento,
favola allegra in contro tempo
e detto chiaro, netto ...,
Sarà meglio andare a letto
farsi una gran dormita,
io riposo,
tu finisci per me
la partita
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Commenti (1)
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Gloria Frizzi25 gennaio 2010
molto musicale, versi semplici che si fanno ricordare, piaciuta tanto
