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Sociale 27 gennaio 2010 · lettura 1 min · 4962 letture

Un graffio alla storia

Zima 451 poesie pubblicate
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Quattro mura annerite dal fumo delle ossa - polvere da mangiare io le vedevo strisce di cielo o vele di barche in mezzo al mare E i fazzoletti alla tua testa legati stretti per non volare in mezzo alla neve, macigno greve sulle mie spalle sembravano miele Ancora, lasciami ancora un campo di riso per sognare lasciami pure tutte le scarpe prima che vada anch'io a bruciare I nodi saranno sonagli appesi a rimboccare speranze d'amore vita ed orrore, canto e furore fiori in un campo spinato Le nostre mani, amico di morte oggi non possono toccarsi le nostre ciotole, arrugginite e sporche hanno altre bocche da sfamare Ma ancora, leggimi ancora le cifre cadute dall'avambraccio in quella notte, sotto le botte il fuoco ci sciolse. E ora coraggio un graffio alla storia, fratello di sabbia sanguina un mondo senza gloria i calici in alto, brindiamo alle sere alle camicie nere e agl'ori d'Arabia
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Commenti (9)

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Daniela Pacelli27 gennaio 2010

Lirica cantata in versi brillanti, raffinati in una lettura morbida ed emozionante. Lettura molto piaciuta

Stefano Sivo27 gennaio 2010

Commovente... infiniti spunti di riflessione su un lembo di storia che abbiamo il dovere di non dimenticare... grande sensibilità dell'autrice... ancora una volta... dentro una poesia da incorniciare

Il Conte27 gennaio 2010

E' raro in questo luogo leggere qualcosa che possa essere definito "Poesia" e ancor più raramente mi capita di avere la pelle d'oca leggendo dei versi. Pur con qualche piccolo neo, ritengo questa sia una perla da incastonare tra le cose belle lette e da non dimenticare. Eccezionale la scelta musicale. Ti ringrazio Zima, una emozione così mi ci voleva proprio.

Kiaraluna27 gennaio 2010

Terribilmente cruda ed evocativa di quelle immagini impossibili da dimenticare. Magnifica poesia di intensa profondità e riflessione.

Giovanna De Santis27 gennaio 2010

poesia giustamente cruda da essere letta e riletta da coscienze che hanno l'ardire di dimenticare o di negare l'orrore vissuto da innocenti poesia espressa di elevata maestria indimenticabili versi

M
Marina Como27 gennaio 2010

Grandi "graffi" dove la "storia sanguina" "ancòra" e "ancòra". Fin quando ci saranno ancora delle "ciotole sporche" utilizzate per "altre bocche". La memoria serve per riflettere su quanto è accaduto, ma soprattutto su quello che ancora accade. In una perla di ritmo che travolge come le "camicie nere", una ode al ricordo ed al presente.

F
Franca Canfora27 gennaio 2010

E' una delle poesie più belle in assoluto, sia per il tema trattato, sia per come prendi per mano il lettore e lo emozioni. Bellissima!

Frammento27 gennaio 2010

...se dico che è bella è troppo poco ed è banale, così io ti lascio un silenzio...

Mirella Crapanzano28 gennaio 2010

Non amo le poesie commemorative, più per pudore, per quanto mi riguarda, ma in questa poesia, bellissima, ci sono segni di speranza e non solo di tristezza. La prima volta che l'ho letta ho pensato a "La vita è bella" di Benigni, proprio per la "poesia" che nell'orrore sa intravedere spazi di cielo, campi di riso, vele di barche, perché per poter ricordare serve la bellezza e la speranza contrapposta alla violenza, all'orrore, alla distruzione, altrimenti continueremo a chiudere gli occhi, come già accade, quando ogni giorno scopriamo quello che il razzismo può fare alla nostra vita e a quella degli altri... Meravigliosa, sì...