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Sociale 30 gennaio 2010 · lettura 2 min · 3112 letture

Anime scorporate

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Lena Orfei 2 poesie pubblicate
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Ci sono odori echi di attimi impalpabili eterei come l'aria che respiro che mai più cancellero' dall'onda dei ricordi. Scrigni di antiche reminiscenze bagnate di memoria che stendo con mani attente ad asciugare su fili sottili di nostalgia odori in cui convergo e vi ritrovo tutto scarpe di nero laccate a rincorrere la scuola e il suo primo giorno e Natali furtivi a palpeggiare regali sigillati stretti in carte riciclate tanto da far sospettare. Anche il tatto ha la sua memoria mentre con mani stanche sfiora riccioli d'oro gelosamente riposti. Ma ora non è più così adesso le ore si rincorrono affannate alla ricerca del tutto e del niente come piccole Ferrari di turno su una pista e noi ci sentiamo poveri tra i poveri pur possedendo mille bambole che non son più quelle di una volta adesso son perfette veline variopinte. Case spolverate senza ali cimeli di battaglie fatte tra scaffali ore di pasti svuotati incapaci di riempire stomaco e Cuore Anime scorporate di botulino riempite a bramare senza occhi una vita che è vergogna che scivola tra le dita una vita che è menzogna
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Lena Orfei
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Commenti (7)

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Rossella Gallucci30 gennaio 2010

Una poesia da fiocco rosso. Condivisa in tutto e per tutto, molto ben strutturata e ben scritta. Un inchino all'autrice

Doraforino31 gennaio 2010

Una lirica che ben delinea l'aspetto negativo del consumismo odierno... come dice l'autrice siamo anime scorporate, niente più ci emoziona, tuttu ci scivola addosso, viviamo una vita che è menzogna... Gradita e condivisa.

Enrico Baiocchi31 gennaio 2010

una bellissima fotografia della schiavitù a consumare perpetrata dalla modernità con inganno ed illusione, una forte nostalgia dei tempi andati. Molto condivisa e piaciuta

Barbara Golini1 febbraio 2010

La poesia evidenzia la menzogna quotidiana che ci spinge a dover e voler sempre essere perfetti, a non aver un granello di polvere sui nostri ricordi perdendo il valore di tutto quell'accumulare che ci raccontava una storia, la nostra e quella delle nostre radici... ora siamo figli del nulla... figlie dell'aria fritta per dirla con mio padre!

Vivì2 febbraio 2010

Davvero molto bella questa tua poesia. Merita davvero la prima pagina!

Molto ironica e con un filo di amarezza. In questo periodo di saldi, non è raro incappare in scene più o meno di questo genere. Quando mi succede di fare questi incontri, non so se quello che provo è compassione oppure rabbia... Ma tra poco le vetrine saranno rinnovate e così si potrà ricominciare daccapo...

D
Delinquente7 giugno 2013

Non lo conosciamo nemmeno più il nostro prossimo, come potremmo amarlo come amiamo noi stessi, quel "si stava meglio quando si stava peggio" è proprio riferito al sociale, stiamo diventando aride pietre senz'anima.