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Uomini 31 gennaio 2010 · lettura 1 min · 2326 letture

Calano i soli nella casa caduta

Giorgio Lavino 888 poesie pubblicate
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Cuori spaventati di pargoli allevati nel silenzio degli altri e nella miseria di una casa senza madre e padre ancora vivi Piccole luci vedono solo facce di pane duro e lingue di bestemmie quotidiane Su di loro il bastone di un Damocle padre che nasconde la sua forza di carta con la violenza dei balordi Questa casa è caduta prima di essere innalzata all'indecenza e i soli hanno ingoiato cenere di luce prima di abbandonare gli uomini che verranno male perché non hanno mai assaporato il miele di un sorriso la cioccolata di una carezza il sogno di un gioco il profumo di un giocattolo In questa via inciampo sempre su un sasso di vergogna che non sono mai riuscito a spazzar via Erano attimi che coi miei pensieri non tornavo in questo posto dove i soli tutta la loro collera hanno vomitato
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L'autore
Giorgio Lavino

Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti

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Commenti (8)

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Silvia De Angelis31 gennaio 2010

Rivisitando luoghi lontani l'autore rievoca scene ombrose di fanciulli abbandonati al loro destino, cui mancano del tutto le prime necessità... Lirica molto ben congegnata con attente desrizioni, intense impressioni ed espresivi stati d'animo. Molto apprezzata

Daniela Pacelli31 gennaio 2010

Cuori spaventati di pargoli... il poeta torna su luoghi lontani a descrivere la fatiscenza che rende triste lo sguardo. Da fiocco, molto bella

Danielinagranata31 gennaio 2010

dolorosi versi ...sensazioni e pensieri di grande malinconia, un triste veder vita... profondita' di pensiero apprezzata e molto bella

Carmelita Morreale31 gennaio 2010

La vita ci rende protagonisti di strazianti realtà... dove il nulla è il cibo più abbondante... e mai nessun sole potrà riscaldare quelle vite squallide e immiserite dal dolore... forse solo la speranza di un domani migliore potrà donare un debole confoto, ma anche quella flebile speranza, a volte, preferisce andare altrove... Sempre un plauso commosso per un poeta così votato alla sensibilità...e realmente umano.

Giorgia Spurio31 gennaio 2010

l'ultima strofa è graffiante, fa la stessa sensazione degli aghi che si infilzano nella pelle. è un luogo di torture, la casa, dove i bimbi devono crescer velocemente, presto devono diventar adulti e abituarsi alla cinghia del padre... presto devono diventare come balordi che si sanno arrangiare per strada senza saper cosa sia nemmeno il profumo dell'amore. è uno spicchio, un grande spicchio, di realtà, la dimora dove non c'è amore di famiglia e dove i bimbi imparano in fretta ad esser bestie... dove "i soli tutta la loro collera hanno vomitato". bella

Giovanna De Santis31 gennaio 2010

struggenti versi che arrivano al cuore la sofferenza dei bambini, e lo sconforto pr il loro domani quando saranno uomini poesia apprezzata che conservo applausi come sempre alla sensibilità dell'autore

Francesco Luca31 gennaio 2010

una poesia sraordinaria ed immensamente riflessiva... condivisa ed apprezzata... CAPOLAVORO!

Rosy Marchettini31 gennaio 2010

Poesia dura, dolce, micidiale, VERA Versi che fanno male, specialmente lachiusa è un pugno nello stomaco Versi che entrano nell'anima del lettore e la squarcia perché esso scopre lapropria impossibilità a far tacere questo, questi grida di dolore che mai vorreppe sentire Poesia molto, moltosentita e condivisa Piaciuta ed apprezzata immensamente Applausi e mille fiocchi rossi