Rinascita
Incerto
sul già logorato filo
di anni giovani e sodi
ho camminato
cercando la complicità
di un precario equilibrio
con cui condividere
le vertigini.
Sul filo di aghi
usati e abusati
guardando il mondo
attraverso il vetro opaco
di bottiglie vuote
come un tragico
caleidoscopio.
Guardando
giù da un ponte
giovinezza e sangue
raggrumati insieme
solidali nella morte
dentro a carcasse
di macchine capovolte
sogni e speranze
infranti
sui massi
di un arido torrente.
Osservando
la rosa umida
del mio alitare
sul vetro dell'isolamento
sullo sfondo
uno sguardo
si spegneva
con il sorriso triste
della devastazione.
Camminando
dietro alla retorica
di una corona di fiori
in testa al corteo
cercando di non spiegazzare
il vestito bello
che nell'aria
già si sentiva l'odore
del prossimo.
Mai senza guardarsi
allo specchio
per paura di vedere riflesso
il vuoto a perdere
dell'illusione
dentro cui nascondersi
dimenticando il presente
rifiutando il domani
Anni
giovani e sodi
duri
bastardi
doloranti
come nodosi bastoni
sulla schiena
con la voglia di gridare
al mondo pietà
senza aprire bocca
di gridare le proprie
lacrime
senza mostrare il viso
di gridare
le proprie
ferite
mentendo al mondo.
Anni
giovani e sodi
usati come concime
per seminare
nuove stagioni
vangando e rivangando
mischiando la terra
con gli aghi
con i frantumi dello specchio
con i fiori rinsecchiti
della corona
affondando l'aratro
nelle fertili zolle della vita
aspettando i germogli.
Addosso
il vestito bello.
©
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Commenti (3)
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T
Totto30 maggio 2006
letta tutta d'un fiato.. bella ma ho bisogno di rileggerla.. totto
S
Saffo30 maggio 2006
un ciclo duro e penoso... non riusciremo mai ad accettarlo... molto bella..ben scritta!
Cristina Khay31 maggio 2006
... ”affondando l’aratro nelle fertili zolle della vita”... per creare altra vita... poesia di percorso consapevole... incisiva e malinconica a volte... Bravo. Cri
