Il canto di Eco

Ninfa de boschi, sfolgorante in viso
con chiunque soleva favellare
ma un certo fato che volle strafare
Eco persuase ad amare Narciso.
Il bel giovine, già crudele e forte
cacciando i cervi si vide seguito.
Al ché la scorse e alquanto sbigottito
pietà l'abbandonò a più triste sorte.
La bella che già non potea parlare
per via d'obliati screzi con la dea Era
abbandonò il suo sogno, ormai chimera
e in una grotta venne a consumare.
Di lei soltanto il vento ebbe pietà
portando il canto suo all'udir dei più.
Tema perduto, amor che allora fu,
soltanto voce e pur triste realtà!
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L'autore
Saldan
Commenti (5)
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D
DarioC 852 febbraio 2010
il mito è davvero molto affascinante, e l'autore lo reinterpreta in questi versi ben rimati e musicali, malinconici, che catturano ed emozionano! Assolutamente piaciuta!
H
Hachico2 febbraio 2010
Bellissima interpretazione, versi molto piaciuti. da conservare e rileggere
Massimiliano Aci2 febbraio 2010
Mitica, rimata e scorrevole. Parlare di miti è gia difficile, scriverli in versi ancora di più. Bravo Salvo sei riuscito con le tue parole in questa impresa rimata!
Mario Bugli2 febbraio 2010
Decisamente interessante e bella trasposizione poetica del mito di Eco... il facino immortale della mitologia greca rivive in questi versi di piacevole lettura che coinvolgono al punto che par di sentirne il canto "ripeter perpetuo"
Angela Rainieri6 febbraio 2010
Meravigliosa interpretazione del mito greco di Eco in versi armoniosi ed eleganti. Piaciutissima, conservo.



