'Na predica pericolosa
Un gruppo de gitanti accalorati
pe' l'afa intensa, er quinnici d'agosto,
entrano a frotta drento de 'na chiesa
ammentre er prete celebbra la messa.
Li villeggianti, beceri e sudati
cercano refriggerio llà sur posto.
Er prete che s'accorge de l'intesa
decide de sgridarli e fa scommessa
ch'all'omelia l'avrebbe fatti neri.
Defatti predicanno fa' 'n teatro
de quelli memorabbili e più fieri
e peggio de 'n burino coll'aratro
li sotterra d'inzurti e de sfortuna.
E, 'nsovrappiù, cor cero, a Crist'in croce
illumina le piaghe ad una ad una.
Rivorto a loro dice: '' Questa voce
p'aricordavve che le Sue ferite
l'avete inferte voi, gente marnata!
Ma come, miscredenti! Nun capite?
La corpa vostra è bell'e addimostrata!''
E predicanno j'avvicina er cero,
lambisce er Crocifisso per buon peso,
percui uno de quelli, che cor clero
ciaveva un chiodo ner cervello appeso
j'arisponne e je dice:'' Monzignore!
io cce lo so ch'è morto anche per me,
però posso giuratte sur mio onore:
'ste nuove piaghe je l'hai fatte te!''
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
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S
Sabrina Balbinetti8 febbraio 2010
Si Dante fosse stato Romanesco avrebbe de sicuro 'mpruvvisato 'sto sonetto fresco fresco che zio Ciarlino mò ciarigalato. Quanno che scrivi tu, caro Benito me levo tanto de cappello propongo, quinni che tu sia inzignito ar NOBBEL pe' er poema più bello!