Quanno ce vo' ce vo'", diceva nonno
"Quanno ce vo' ce vo'", diceva nonno
quanno che s'arabiava co' quarcuno
e lo mannava a fasse 'n giro tonno.
"Quanno ce vo' ce vo' e sarvognuno"
dico pur'io stasera chiaro e tonno:
ho giusto detto "crepa!" ar dio Nettuno
che me voleva trascinà sur fonno
per via de lo scherzetto che "Gnisuno"
ha fatto a Polifemo, quer bojaccia
che s'è magnato tutti li compagni:
j'ha chiuso l'occhio solo su la faccia.
Eppuro ce lo so' saranno i bagni
ne l'acqua ch'ei comanna co' le braccia
a famme cibo bono pe li ragni.
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (2)
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Clodiaf090411 febbraio 2010
Vis comica unita però a una misteriosa ansia, ad uno scatto di fastidio... Molto bella.
Daniele Lapenna14 febbraio 2010
Io amo il romano! Bella poesia ma forse un po' pesante da leggere

