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Sociale 17 febbraio 2010 · lettura 1 min · 2343 letture

Tute mutilate

Giorgio Lavino 888 poesie pubblicate
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Sogni appesi ad aquiloni crollati sotto colpi di bestemmie e sputi di lancieri dell'opulenza che fa solo prigionieri Tute mutilate dal fuoco di fila di cacciatori senza scrupoli Colonne robuste di soldati che hanno costruito il nostro benessere Ora sono ombre affondate nella miseria e nella polvere cadute Un tempo giorno antico pieno di vivo sole Pietra ora rotta e collera dell'anima Sono a vomitar lo sdegno nei campi della mortificazione del corpo Per loro nemmeno un soldo di giustizia Solo la melma di parassiti che hanno succhiato il loro sangue
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A tutti i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro

L'autore
Giorgio Lavino

Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti

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Commenti (13)

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P
Pp17 febbraio 2010

Un tema che è sempre d'attualità, oggi più che mai. L'autore ha saputo renderlo poesia con maestria, versi duri e coinvolgenti. come sempre... Applauso!

Clara Gismondi17 febbraio 2010

L'amore è anche questo. Aprire gli occhi sulla sofferenza degli altri. L'umanità che dirige i colpi su se stessa non vuole sapere che lascia segni indelebili nel corpo e nell'anima di chi subisce soprusi ma anche nella storia. Bella poesia di protesta e di denuncia!

Silvia De Angelis17 febbraio 2010

Tema molto attuale, quello trattato oggi dall'autore, che in un periodo di incertezze e malessere generale, il costretto abbandono del posto di lavoro rende drammatiche situazioni di sopravvivenza quotidiana... Ottima elaborazione di una lirica apprezzatissima

Lina Sirianni17 febbraio 2010

Quanta mortificazione vive in questi versi, sono una dedica sentita e condivisa... Usati sfruttati per poi essere lasciati da parte con l'angoscia di non poter più dare sostentamento alla famiglia... Letta con piacere

Francesco Scolaro17 febbraio 2010

Tema sociale di grande attualità che l'Autore ha saputo rendere vivo dandogli il necessario risalto affinche il tutto non cada nell'oblio. Versi che colpiscono per intensità e veridicità.

Enio Orsuni17 febbraio 2010

non so quanto potranno succhiare ancora, ormai siamo diventati tutti anemici ma non smetteranno finché ci sarà un barlume di linfa vitale. condivisa appieno.

Daniela Pacelli17 febbraio 2010

Un canto di dolore, quasi una ribellione ...quei sogni appesi come aquiloni crollati sotto colpi di sputi e bestemmie. Malinconicamente piaciuta per il tema sociale affrontato, sempre attuale e che resta degno di rcche riflessioni. Molto bella, complimenti

Antonella Scamarda17 febbraio 2010

Versi molto condivisi, come anche la dedica. Una amara realtà, esaltata magistralmente, da versi che, seppur velati di rabbia, conservano toni pacati... Bellissima!

Giovanna De Santis17 febbraio 2010

ecco l'anima sensibile che s' immette nel dolore del prossimo, perché è vero dolore per un uomo la perdita di lavoro, nell'indifferenza di chi ha potere, toccanti versi che arrivano al cuore ecco elevato Poeta i miei forti applausi stupenda poesia da encomio

Francesco Luca17 febbraio 2010

condivisa ed apprezzata poesia di grande intensità e sensibilità... poeta

Danielinagranata17 febbraio 2010

dritta e dura... decisa... non lascia scampo... purtroppo estremamente vera e molto attuale apprezzata moltissimo

Nemesis Marina Perozzi17 febbraio 2010

Un pugno dritto nello stomaco, queste parole livide di rabbia e di amarezza! Quando mio marito ha perso il lavoro, nel '93, era troppo vecchio per essere assunto in un'altra fabbrica e troppo giovane per andare in pensione. Ancora oggi non ha digerito questo "regalo" che la vita gli ha fatto nell'età che avrebbe dovuto essere quella dei traguardi...

Vivì18 febbraio 2010

Una lirica di ribellione. Quasi un grido. Piena di sensazioni, vibrante dedica a chi soffre perché sa di essere sfruttato, mortificato. Bravo il poeta!