Boschi cinerei

Remissiva e della sua timidezza principessa,
soleva e nel suo incanto amava,
con gli occhi suoi vasti, nei vasti suoi sogni,
viaggiare.
Rapiva e nella sua intimità contava,
della stanca luna, i sospiri più vari.
E nel suo ambire a nascoste mete,
ricorreva e donava grazie alle risposte
mai percepite.
Tra le sacre ore del padre, geloso tempo,
al servil e perpetuo inchinarsi del soffuso sole,
amava nella sua intima e timida persona,
far della sua voce,
compagna d'echi gentili.
Se nel mondo ella aveva un altro costruitone,
ancor più raro e d'eterea magnificenza,
questo allora,
specchio di fate cadaveriche,
Toccava le ore della sua
tangibile follia.
Rifulge ora questa dal deforme suo mondo,
ora questa nel suo mondo carcerario,
di sublime repressione,
ora questa.
Non più timida principessa,
ma dei boschi cinerei,
incontrastata imperatrice.
©
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