I miti di Troia (Atto II) -Il giudizio di Paride-
Qui ordunque vi narro
d'un giudizio un po' strano
preludio al nostro mito
e alla guerra ventura,
protagonista un uomo
destinato a morire,
tra femmine immortali
costretto a far la scelta
della "più bella Dea".
Colui del qual vi parlo
avea insolita storia,
poiché di Priamo il figlio
portò fin dalle fasce
una maledizione
c'avrebbe sì causato
l'iliaca distruzione,
allor per ben comune
fu presa decisione
d'abbandonarlo tosto
in cima al monte Ida,
tra selve e Thanatos.
La trista commissione
fu imposta ad Agelao
che dopo estremi dubbi
non ebbe più l'ardire
d'abbandonare un pargolo
al gelo ed al morire,
così lo prese in casa
deciso ad accudire
quel piccolo "reietto",
schiavo d'un sogno infausto,
Paride fu nomato,
destino fu compiuto.
Un meriggio infuocato,
intento a pasturare,
si vide presentare
Ermes e le tre dee,
poiché il divino Zeus
avea pontificato
che l'ignaro pastore
dovea donare un pomo
dorato alla più bella
tra le tre concorrenti.
Era ed Atena insieme
presentaron per prime
promesse a premi vari
tra cui potere immenso
e arguta "intelligentia"
ma il turno d'Afrofite
si fece interessante
poiché già avea compreso,
da "donna" in senso vero,
i reali desideri
del giovine mandriano.
Da dea d'amor qual'era
propose un cuor di donna,
tra tutte la più bella
di Tindaro la figlia,
Non vi fu dubbio alcuno
-l'amore vince sempre-
il pomo tanto ambito
venne recapitato
alla dea dell'amore,
amore traditore
c'avrebbe sì causato
dolore e distruzione...
E principiar di mito.
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L'autore
Saldan
Commenti (1)
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Maria Rosy29 marzo 2010
La seconda parte eguaglia la prima verrà anche la terza? Bellissime strofe spero di leggere il continuo
